A volte (ok, sempre) mi lamento del fatto che se la gente leggesse le istruzioni degli orologi (mediamente) complicati, molte persone eviterebbero di venire in negozio con piagnistei o lamentele "perchè l'orologio non funziona". Ovviamente poi, c'è gente che esagera dall'altra parte.
La Varta è una ditta che produce batterie, ma anche cose elettroniche come torce e sveglie e cose simili. Fine della premessa.
Giorno 1.
Viene una signora, sulla sessantina d'anni. Mi dice che ha bisogno di una pila 2025 della Varta. Io le dico che non tengo quella marca di pile, ma ho le Energizer, che sono anche meglio. Lei dice che ha assolutamente bisogno delle Varta, ringrazia e se ne va.
Quell'assolutamente mi incuriosisce, ma non c'è abbastanza materiale per un post sul blog, e dimentico la questione...
Giorno 2.
Torna la tizia e mi chiede se non posso procurargliela, la pila della Varta. Le dico di no, io posso avere solo Energizer, ribadisco anche che sono migliori come qualità. Lei dice che però ha proprio bisogno della Varta, perchè deve metterla in una sveglia della Varta e nelle istruzioni ha letto che serve una pila 2025 della Varta, altrimenti si rischiano cortocircuiti e incendi.
Mmm, ok, che le devo dire, la Varta non ce l'ho comunque.
Giorno 3.
Torna la tizia con il libretto di istruzioni, perchè mi ero dimostrato scettico. Mi fa leggere il passaggio incriminato e veramente c'è scritto che si consiglia di usare pile Varta 2025 per evitare cortocircuiti e incendi.
Io spiego che probabilmente si riferiscono all'usare il voltaggio giusto ed il modello giusto di pila (2025), ma che la marca è ininfluente. Mentalmente, apprezzo il guerrilla marketing della Varta, che obbliga la gente a usare solo le sue pile, con minacce subliminali.
Eppure niente, la tizia ha paura di rimanere arsa viva e non compra la mia pila.
Io ne ho piene le palle, nel frattempo. Tre visite per due euro mettono alla prova la mia pazienza.
Giorno 4.
La tizia torna, ribadisce per l'ennesima volta che sta cercando ovunque ma nessuno tiene le pile Varta. E allora proverà a prendere una delle mie pile.
Sembra che le tremino le mani quando mi dà le monete per pagare la pila, va via timorosa.
E insomma, ora rimarrò nell'angoscia di leggere nella cronaca locale di un misterioso incendio scaturito da una radiosveglia.
In ogni caso, immagino che la prima notte della signora con la nuova batteria sia stata completamente insonne... questo mi solleva un po' il morale.
Un orologiaio frustrato. Un milione di clienti assurdi. Divertitevi alle mie spalle.
giovedì 11 febbraio 2016
giovedì 28 gennaio 2016
MacGyver Spaccatutto
(non è che il mio post precedente fosse "finale"... è solo che ho avuto moltissimo da fare, ma ho una serie di storie pazzesche da raccontare, devo solo trovare il tempo di scriverle, in attesa che la tecnologia consenta di collegare la tastiera al cervello e scrivere automaticamente quello che penso alla velocità della luce)
Era da un po' che non documentavo delle cose degne di MacGyver. Certo, ne vedo spesso di casse rigate o cazzatone clamorose commesse da chi "ma tanto è facile lo faccio io", ma questo forse è uno dei casi peggiori... è quasi un peccato sia accaduto su un orologio da pochi soldi, avrei goduto di più fosse successo a qualcosa di costosissimo.
Andiamo al caso.
Entra una signora, mi dice che il figlio voleva cambiarle la pila e le ha rotto il vetro, vorrebbe sostituirlo.
Ora, io la signora la conosco e conosco il figlio, che fa l'idraulico. Vorrei sapere quale dei suoi attrezzi ha usato sull'orologio, visto che non ha "solo" rotto il vetro.
Dico alla signora che non solo ha rotto il vetro, ma ha anche staccato un pezzo di quadrante (dalla foto non si vede molto, ma mancava un pezzetto, nella foto si vede solo che il quadrante è staccato rispetto alla cassa), mentre taccio su quanto cavolo ha rigato la cassa (la foto è im-pie-to-sa). Insomma le dico che l'orologio costa 30 euro circa, fra cambiare il vetro e sistemare (se si può) il quadrante spenderebbe la stessa cifra, non vale la pena.
E quindi, la chicca:
"Ma l'orologio è in garanzia, ha meno di due anni!"
Hai voglia a farle capire che la garanzia non copre manomissioni di questo calibro... alla fine mi ha lasciato l'orologio da buttare, molto sconfortata.
martedì 12 gennaio 2016
2016, finalmente (AKA Orologiaio Origins AKA Finalmente Libero)
Esattamente dieci anni fa, esattamente questo giorno, ereditai questo negozio (attività e muri), a causa dell'improvvisa morte di mio padre.
La sua scomparsa non fu immediata, ma nei pochissimi giorni di malattia non mi disse MAI una parola relativa al negozio. Cosa avrebbe voluto che io ne facessi, cosa avrei dovuto fare se avessi preso il suo posto, quanti soldi doveva alle banche. Io all'epoca avevo tutt'altro lavoro, avevo fatto tutt'altri studi e non mi interessava minimamente lavorare in negozio, se non i 20 giorni all'anno in cui a Dicembre aiutavo con le vendite. Ma anche lì, io ero presente principalmente per prendere e ridare pile e riparazioni, in attesa che mio padre finisse una vendita e arrivasse dal cliente. Non mi interessava altro, e non imparavo un granchè - anzi in Dicembre spesso andavo a letto più tardi del solito perchè potevo permettermi di stare in negozio con metà cervello acceso, per quel che dovevo fare.
In ogni caso, nel Gennaio 2006 sono stato obbligato a questa "scelta" di lavorare in negozio "per un po'", perchè ho scoperto quasi subito che negli otto anni di attività con questo negozio, mio padre aveva accumulato oltre 80,000 euro di debiti con lo Stato e le banche. Mi spiace se qualche mio parente mai leggerà questo blog, ma questi sono i dati di fatto: mio padre di questi affari non se ne intendeva (prima si occupava, con enorme successo, di altro), ma non aveva mai detto niente che facesse intuire un problema. Soldi ne faceva abbastanza, ma ne spendeva altrettanti e poi anche di più. Era il sogno dei teorici delle finanze, però: "in caso di crisi, investi ancora più soldi! Vedrai che funziona far girare i soldi!"
80,000 euro non li avevo, da dare alle banche e allo Stato, e rischiavo che mi portassero via tutto. Dovevo lavorare in negozio per dimostrare che l'attività proseguiva, dare fiducia alle banche (che in tre mesi hanno preteso 25,000 euro, per iniziare) e poter ottenere le dilazioni delle tasse arretrate.
Con l'aiuto solo del commercialista e di mia mamma (ex commerciante), ho almeno capito che cazzo dovevo fare, nella quotidianità di un negozio. Davvero, non ne avevo idea e non so ancora adesso come ho fatto a partire e poi ingranare.
I primi due anni ho lavorato gratis, potevo permettermelo in quanto vivevo con mia madre e avevo messo via abbastanza soldi con i lavori precedenti, compreso quello che svolgevo fino al Dicembre 2005 e che ho trasformato in part-time free-lance. In quei due anni ho capito come giravano le cose, ho capito come e dove tagliare i costi, ho abbandonato alcune marche e ho cambiato un po' di cose.
Dal 2009 in poi, circa, ho messo mano alle cartelle esattoriali, ho fatto i conti. Avevo visto che nel 2016, con le dilazioni giuste, avrei finito di pagare il debito con lo Stato. Sembravano infiniti, sette anni, eppure eccomi qui.
Nel 2009, fatti bene tutti i conti (perchè quella è una cosa che so fare molto bene), mi ero detto: "Sarò legato a questo posto fino al 2016, poi avrò finito di pagare tutti i debiti con tutti e potrò decidere se vendere tutto o cosa farmene di questo lavoro".
Ebbene, il 2016 è arrivato. Con mia enorme soddisfazione, l'ho messa nel culo a tutti quelli che avevo contro. Perdonatemi l'espressione, ma è esattamente come mi sento, e come mi sono sentito in questi anni: solo contro tutti.
Contro le banche, in particolare il figlio di puttana che si era "scordato" che per sottoscrivere un mutuo con la loro banca (Cariplo, per la cronaca) era obbligatorio sottoscrivere una polizza sulla vita - quindi automaticamente con la morte di mio padre, l'assicurazione che lui aveva pagato avrebbe dovuto coprire i 25,000 euro del mutuo, ma siccome io non avevo idea di questa cosa e siccome non sapevo dove mio padre tenesse i documenti, ho dovuto pagare tutti i 25,000 euro in tre mesi, subendo anche le sue pressioni telefoniche. La banca, quando qualche mese dopo ho scoperto di questa "svista" e l'ho denunciata, ha fatto spallucce. Il figlio di puttana è morto due anni fa, per la cronaca. La filiale della sua banca ha chiuso. Cristo quanto ci godo, quando ci penso. Piccola vendetta, ma è un inizio.
Contro lo Stato, che non vorrei fare populismo ma veramente si succhia il sangue, dai negozianti. Chi non la vive questa cosa non la può comprendere, tanto "tutti i negozianti sono ladri".
Contro i clienti, che mi hanno stressato dal giorno uno - ma questo già lo sapete ;)
Contro alcuni commessi viaggiatori, che all'inizio hanno approfittato della mia scarsa preparazione e hanno contribuito a farmi spendere ancora più soldi.
Contro alcuni lettori di un blog chiamato "Clerks", aperto solamente per sfogarmi della immondizia umana con cui ho quotidianamente a che fare. Un ringraziamento invece a chi ha compreso lo spirito del blog (tendenzialmente chi ha capito è un commesso o unmisantropo, a volte un collega dalla mentalità aperta).
E via così. Al di là del commercialista e di mia mamma, non ho avuto aiuti da nessuno, in campo lavorativo. Mai. Solo il mio spirito di metterla nel culo al mondo mi ha sostenuto, e ora sono ad un passo dal raggiungere il mio obiettivo di pareggiare i conti con il passato.
Quindi, 2016, eccomi qua. I conti son quasi saldati.
Nel 2009 pensavo di pareggiare i conti e vendere tutto. Nel frattempo non ho imparato ad amare questo lavoro, come vorrebbero i film più banali. Anzi, probabilmente la mia "passione" si è ancora più spenta. Eufemisticamente, posso dire che non mi interessa granchè degli orologi, e non mi interessa il lavoro a contatto con la gente (sto usando EUFEMISMI ENORMI).
Nel 2009 la famosa "crisi economica" stava solo iniziando, o non se ne conosceva la portata. La gente poteva avere un lavoro, cambiare lavoro, pensare a fare soldi facendo un lavoro. Ora chi ha un lavoro se lo tiene, anche se lo odia.
Quindi che dobbiamo fare. E' un lavoro. Me lo tengo. Se questo fosse un film, sarebbe un film di rivincita sul mondo ma con finale agrodolce, l'eroe che si incammina al tramonto verso un domani che sarà uguale a ieri.
Me lo tengo, ma almeno l'ho messa nel culo a tutti gli altri. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma ce l'ho fatta.
Fanculo, me lo tengo. In attesa del famoso "cinese con la valigetta con un milione in contanti per rilevare l'attività". Io ci spero sempre, e non avrei tante remore. Vi posterei la mia foto da un paradiso tropicale, posterei anche l'indirizzo del negozio per far pubblicità a chi l'ha acquistato per un milione di euro.
Brindiamo ad un 2016 di sogni da realizzare, quindi!
NB: nel primo commento qui sotto, un paio di considerazioni ulteriori, ma mi sentivo che il post doveva chiudersi qui
La sua scomparsa non fu immediata, ma nei pochissimi giorni di malattia non mi disse MAI una parola relativa al negozio. Cosa avrebbe voluto che io ne facessi, cosa avrei dovuto fare se avessi preso il suo posto, quanti soldi doveva alle banche. Io all'epoca avevo tutt'altro lavoro, avevo fatto tutt'altri studi e non mi interessava minimamente lavorare in negozio, se non i 20 giorni all'anno in cui a Dicembre aiutavo con le vendite. Ma anche lì, io ero presente principalmente per prendere e ridare pile e riparazioni, in attesa che mio padre finisse una vendita e arrivasse dal cliente. Non mi interessava altro, e non imparavo un granchè - anzi in Dicembre spesso andavo a letto più tardi del solito perchè potevo permettermi di stare in negozio con metà cervello acceso, per quel che dovevo fare.
In ogni caso, nel Gennaio 2006 sono stato obbligato a questa "scelta" di lavorare in negozio "per un po'", perchè ho scoperto quasi subito che negli otto anni di attività con questo negozio, mio padre aveva accumulato oltre 80,000 euro di debiti con lo Stato e le banche. Mi spiace se qualche mio parente mai leggerà questo blog, ma questi sono i dati di fatto: mio padre di questi affari non se ne intendeva (prima si occupava, con enorme successo, di altro), ma non aveva mai detto niente che facesse intuire un problema. Soldi ne faceva abbastanza, ma ne spendeva altrettanti e poi anche di più. Era il sogno dei teorici delle finanze, però: "in caso di crisi, investi ancora più soldi! Vedrai che funziona far girare i soldi!"
80,000 euro non li avevo, da dare alle banche e allo Stato, e rischiavo che mi portassero via tutto. Dovevo lavorare in negozio per dimostrare che l'attività proseguiva, dare fiducia alle banche (che in tre mesi hanno preteso 25,000 euro, per iniziare) e poter ottenere le dilazioni delle tasse arretrate.
Con l'aiuto solo del commercialista e di mia mamma (ex commerciante), ho almeno capito che cazzo dovevo fare, nella quotidianità di un negozio. Davvero, non ne avevo idea e non so ancora adesso come ho fatto a partire e poi ingranare.
I primi due anni ho lavorato gratis, potevo permettermelo in quanto vivevo con mia madre e avevo messo via abbastanza soldi con i lavori precedenti, compreso quello che svolgevo fino al Dicembre 2005 e che ho trasformato in part-time free-lance. In quei due anni ho capito come giravano le cose, ho capito come e dove tagliare i costi, ho abbandonato alcune marche e ho cambiato un po' di cose.
Dal 2009 in poi, circa, ho messo mano alle cartelle esattoriali, ho fatto i conti. Avevo visto che nel 2016, con le dilazioni giuste, avrei finito di pagare il debito con lo Stato. Sembravano infiniti, sette anni, eppure eccomi qui.
Nel 2009, fatti bene tutti i conti (perchè quella è una cosa che so fare molto bene), mi ero detto: "Sarò legato a questo posto fino al 2016, poi avrò finito di pagare tutti i debiti con tutti e potrò decidere se vendere tutto o cosa farmene di questo lavoro".
Ebbene, il 2016 è arrivato. Con mia enorme soddisfazione, l'ho messa nel culo a tutti quelli che avevo contro. Perdonatemi l'espressione, ma è esattamente come mi sento, e come mi sono sentito in questi anni: solo contro tutti.
Contro le banche, in particolare il figlio di puttana che si era "scordato" che per sottoscrivere un mutuo con la loro banca (Cariplo, per la cronaca) era obbligatorio sottoscrivere una polizza sulla vita - quindi automaticamente con la morte di mio padre, l'assicurazione che lui aveva pagato avrebbe dovuto coprire i 25,000 euro del mutuo, ma siccome io non avevo idea di questa cosa e siccome non sapevo dove mio padre tenesse i documenti, ho dovuto pagare tutti i 25,000 euro in tre mesi, subendo anche le sue pressioni telefoniche. La banca, quando qualche mese dopo ho scoperto di questa "svista" e l'ho denunciata, ha fatto spallucce. Il figlio di puttana è morto due anni fa, per la cronaca. La filiale della sua banca ha chiuso. Cristo quanto ci godo, quando ci penso. Piccola vendetta, ma è un inizio.
Contro lo Stato, che non vorrei fare populismo ma veramente si succhia il sangue, dai negozianti. Chi non la vive questa cosa non la può comprendere, tanto "tutti i negozianti sono ladri".
Contro i clienti, che mi hanno stressato dal giorno uno - ma questo già lo sapete ;)
Contro alcuni commessi viaggiatori, che all'inizio hanno approfittato della mia scarsa preparazione e hanno contribuito a farmi spendere ancora più soldi.
Contro alcuni lettori di un blog chiamato "Clerks", aperto solamente per sfogarmi della immondizia umana con cui ho quotidianamente a che fare. Un ringraziamento invece a chi ha compreso lo spirito del blog (tendenzialmente chi ha capito è un commesso o unmisantropo, a volte un collega dalla mentalità aperta).
E via così. Al di là del commercialista e di mia mamma, non ho avuto aiuti da nessuno, in campo lavorativo. Mai. Solo il mio spirito di metterla nel culo al mondo mi ha sostenuto, e ora sono ad un passo dal raggiungere il mio obiettivo di pareggiare i conti con il passato.
Quindi, 2016, eccomi qua. I conti son quasi saldati.
Nel 2009 pensavo di pareggiare i conti e vendere tutto. Nel frattempo non ho imparato ad amare questo lavoro, come vorrebbero i film più banali. Anzi, probabilmente la mia "passione" si è ancora più spenta. Eufemisticamente, posso dire che non mi interessa granchè degli orologi, e non mi interessa il lavoro a contatto con la gente (sto usando EUFEMISMI ENORMI).
Nel 2009 la famosa "crisi economica" stava solo iniziando, o non se ne conosceva la portata. La gente poteva avere un lavoro, cambiare lavoro, pensare a fare soldi facendo un lavoro. Ora chi ha un lavoro se lo tiene, anche se lo odia.
Quindi che dobbiamo fare. E' un lavoro. Me lo tengo. Se questo fosse un film, sarebbe un film di rivincita sul mondo ma con finale agrodolce, l'eroe che si incammina al tramonto verso un domani che sarà uguale a ieri.
Me lo tengo, ma almeno l'ho messa nel culo a tutti gli altri. Nessuno ci avrebbe scommesso, ma ce l'ho fatta.
Fanculo, me lo tengo. In attesa del famoso "cinese con la valigetta con un milione in contanti per rilevare l'attività". Io ci spero sempre, e non avrei tante remore. Vi posterei la mia foto da un paradiso tropicale, posterei anche l'indirizzo del negozio per far pubblicità a chi l'ha acquistato per un milione di euro.
Brindiamo ad un 2016 di sogni da realizzare, quindi!
NB: nel primo commento qui sotto, un paio di considerazioni ulteriori, ma mi sentivo che il post doveva chiudersi qui
martedì 29 dicembre 2015
24 Dicembre
Oggi sono tornato al lavoro (fino al 31) con zero entusiasmo dopo le vendite natalizie, ma come ultimo post dell'anno (salvo casi clinici eclatanti), volevo fare una domanda a chi legge, su una cosa che ho notato quest'anno.
Il 24 Dicembre ovviamente è dedicato - dalle persone normali - agli acquisti dell'ultimo minuto, lo shopping a casaccio, oppure a starsene a casa a preparare il cenone o ancora a starsene a casa a farsi i fatti propri (io non so bene cosa si faccia, sono 15 anni che il 24 Dicembre lo passo lavorando).
In ogni caso, quel che non mi aspetto è che il 24 Dicembre una marea di gente sia in giro a pensare a riparazioni più assurde.
Oltre alle consuete pile (son riuscito comunque a prenderne una quindicina, anche se venivano pronte oggi 29 Dicembre), la cosa infatti sconvolgente è che ho servito parecchie persone che portavano le riparazioni o le cazzate più improbabili, e si stupivano se non le potevo fare subito.
La pendola da riparare.
L'orologio ta tavolo con cornice in argento a cui si era rotto il vetro.
L'orologio che aveva perso la corona.
Il cinturino che aveva perso i passanti ma non voleva comprare un cinturino nuovo e mi chiedeva se potevo cucirgli il passante rotto.
Il vetro prismatico rotto di un chronotech.
Un cucù. UN CUCU'!
Non è che abbiano fatto storie quando ho detto che dovevano lasciarmi le cose per ripararle, non insistevano per farle subito (anche se un po' rimanevano stupiti), insomma non erano rompipalle tradizionali, ma io son rimato stupito per la loro calma nel giorno prima di Natale.
A me non verrebbe mai in mente di prendere su una pendola e portarla a riparare il 24 Dicembre - sia perchè appunto avrei di meglio a cui pensare, sia perchè penserei che al negoziante non fregherà niente di accogliere la mia riparazione, mentre è impegnato con le vendite last-minute. E in generale, portando una riparazione all'inizio delle vacanze di Natale/Capodanno, si sa in partenza che si dovranno attendere almeno una quindicina di giorni prima di avere un preventivo.
Cos'è, consumismo spinto o stupidità?
Magari voi lo fate/fareste, non so... io sono rimasto un po' stupito, non so se riesco a esprimerlo correttamente con questo post.
Buon Anno a tutti, nel frattempo!
Il 24 Dicembre ovviamente è dedicato - dalle persone normali - agli acquisti dell'ultimo minuto, lo shopping a casaccio, oppure a starsene a casa a preparare il cenone o ancora a starsene a casa a farsi i fatti propri (io non so bene cosa si faccia, sono 15 anni che il 24 Dicembre lo passo lavorando).
In ogni caso, quel che non mi aspetto è che il 24 Dicembre una marea di gente sia in giro a pensare a riparazioni più assurde.
Oltre alle consuete pile (son riuscito comunque a prenderne una quindicina, anche se venivano pronte oggi 29 Dicembre), la cosa infatti sconvolgente è che ho servito parecchie persone che portavano le riparazioni o le cazzate più improbabili, e si stupivano se non le potevo fare subito.
La pendola da riparare.
L'orologio ta tavolo con cornice in argento a cui si era rotto il vetro.
L'orologio che aveva perso la corona.
Il cinturino che aveva perso i passanti ma non voleva comprare un cinturino nuovo e mi chiedeva se potevo cucirgli il passante rotto.
Il vetro prismatico rotto di un chronotech.
Un cucù. UN CUCU'!
Non è che abbiano fatto storie quando ho detto che dovevano lasciarmi le cose per ripararle, non insistevano per farle subito (anche se un po' rimanevano stupiti), insomma non erano rompipalle tradizionali, ma io son rimato stupito per la loro calma nel giorno prima di Natale.
A me non verrebbe mai in mente di prendere su una pendola e portarla a riparare il 24 Dicembre - sia perchè appunto avrei di meglio a cui pensare, sia perchè penserei che al negoziante non fregherà niente di accogliere la mia riparazione, mentre è impegnato con le vendite last-minute. E in generale, portando una riparazione all'inizio delle vacanze di Natale/Capodanno, si sa in partenza che si dovranno attendere almeno una quindicina di giorni prima di avere un preventivo.
Cos'è, consumismo spinto o stupidità?
Magari voi lo fate/fareste, non so... io sono rimasto un po' stupito, non so se riesco a esprimerlo correttamente con questo post.
Buon Anno a tutti, nel frattempo!
lunedì 21 dicembre 2015
Spirito Natalizio
Domenica 20 Dicembre, apertura straordinaria per vendite natalizie. Ma ovviamente, la gente vede aperto e pensa che io stia qui ad aspettare il privilegio di cambiare le loro pile.
Entrano madre (70 anni) e figlia (45). La figlia tira fuori un orologio da pochi euro, tutto consumato, mi chiede se posso cambiare la pila.
"Sì nessun problema, viene pronto domani mattina."
La madre annuisce e fa cenno di lasciare, la figlia non è della stessa opinione... inizia a URLARE.
"MA NON SE NE PARLA NEMMENO!"
"Ah ok, se non può lasciarlo nessun problema allora"
"SE LO DO' A MIO NIPOTE LO FA SUBITO!"
"Nessun problema allora, se c'è il nipote"
"PAZZESCO!"
"Pazienza dai, arrivederci allora"
Penso le stia per venire un infarto da quanto è nervosa mentre va via... la madre è imbarazzata oltre ogni livello.
Buon Natale, testa di cazzo.
A memoria, nessuno ha mai urlato così forte in negozio per una questione di pile. Ricordo il cretino che si alterò arrivando a darmi dello "stronzo di merda" (se vi siete persi quella storia, cliccate sul link), ma urlare così no.
Boh, Auguri a tutti, eh.
Entrano madre (70 anni) e figlia (45). La figlia tira fuori un orologio da pochi euro, tutto consumato, mi chiede se posso cambiare la pila.
"Sì nessun problema, viene pronto domani mattina."
La madre annuisce e fa cenno di lasciare, la figlia non è della stessa opinione... inizia a URLARE.
"MA NON SE NE PARLA NEMMENO!"
"Ah ok, se non può lasciarlo nessun problema allora"
"SE LO DO' A MIO NIPOTE LO FA SUBITO!"
"Nessun problema allora, se c'è il nipote"
"PAZZESCO!"
"Pazienza dai, arrivederci allora"
Penso le stia per venire un infarto da quanto è nervosa mentre va via... la madre è imbarazzata oltre ogni livello.
Buon Natale, testa di cazzo.
A memoria, nessuno ha mai urlato così forte in negozio per una questione di pile. Ricordo il cretino che si alterò arrivando a darmi dello "stronzo di merda" (se vi siete persi quella storia, cliccate sul link), ma urlare così no.
Boh, Auguri a tutti, eh.
mercoledì 16 dicembre 2015
Flash Mob
Flash Mob
Mercoledì 16 Dicembre, 8 giorni a Natale. Le vendite sono più che mai la mia priorità, non le pile. Le vendite stanno andando abbastanza bene in questo periodo.
Apro alle 9.30 di Mercoledì 16. 0,8 secondi dopo entra un vecchio, deve cambiare un cinturino. Perfetto, lo sistemiamo senza problemi.
Mentre monto il cinturino entra un altro vecchio. Quando ho finito col cinturino, passo a lui. Deve cambiare la pila.
"Nessun problema, me la deve lasciare, è pronto domattina"
NONONONONO il vecchio non può vivere senza orologio al polso. Nessuno problema, arrivederci.
Esce lui, entra una vecchia (tutti i vecchi di cui parlerò d'ora in poi sono ABBONDANTEMENTE over-80). Pila. Non la può lasciare, esce.
Tre minuti, altro vecchio. Pila. Non se ne parla di lasciarla, esce.
Subito dopo, vecchio. Pila. Non la lascia perchè "è di fuori e non può passare".
Viene una tizia a ritirare la pila lasciata ieri, a posto. Esce, entra una vecchia. Pila. Ah no no non può lasciarla. Esce lei, entra una tizia che finalmente la pila può lasciarmela. Wow, eh.
Nei minuti successivi altri due vecchi entrano e NON lasciano la pila.
Nel giro di 15 minuti dall'apertura ho già avuto a che fare con 8 persone, e ho visto le facce della morte spaventosa quando ho detto che "la pila è per il giorno dopo".
Poi servo un po' di gente, vendo un orologio, arriva una circa quarantenne, con tre pile da cambiare. Non lasciate. E si continua così... boh.
Di solito il rapporto "pila lasciata / pila NON lasciata" è di 20 a 1, almeno: in un giorno è facile che io prenda oltre una ventina di pile, e che solo uno mi dica che non può lasciarla. Ci sono giorni in cui la lasciano tutti, al massimo fanno qualche storia, ma alla fine la lasciano.
Qui il rapporto statistico è sballato, siamo 1 a 8. Quindi: o un lettore del blog mi sta mandando una carovana di vecchi per farmi un flashmob, oppure un concorrente in città ha deciso di intasarmi di non-lavoro per bloccarmi le vendite. Sono le uniche due ipotesi plausibili!
PS: Ribadisco che a me non interessa se le lasciano o no, non campo di pile e posso fare a meno del lavoro collegato alla cinquantina di euro persi con questi rifiuti. Di solito sono 50 euro in una settimana però, non 50 euro in 2 ore!
PS2: come sempre, questa è solo una descrizione di quel che è successo, una aberrazione statistica che mi ha stupito - non ho bisogno nei commenti di ricominciare il dibattito "ma allora dovresti farle subito, vedi quanti soldi perdi", anche perchè in ogni caso avrei preso ben 8 pile in 15 minuti, voi riuscireste a cambiarle così, al volo, una ogni 2 minuti, servendo anche gli altri, e soprattutto sotto Natale? Ecco, colleghi, quindi cercate di capire lo spirito del post e non ammorbatemi per l'ennesima volta con una discussione da cui non si esce: QUI LE PILE SI FANNO PER IL GIORNO DOPO. Non è un problema mio, di solito non è un problema per i clienti (tranne oggi), e quindi non deve essere un problema per nessuno.
Mercoledì 16 Dicembre, 8 giorni a Natale. Le vendite sono più che mai la mia priorità, non le pile. Le vendite stanno andando abbastanza bene in questo periodo.
Apro alle 9.30 di Mercoledì 16. 0,8 secondi dopo entra un vecchio, deve cambiare un cinturino. Perfetto, lo sistemiamo senza problemi.
Mentre monto il cinturino entra un altro vecchio. Quando ho finito col cinturino, passo a lui. Deve cambiare la pila.
"Nessun problema, me la deve lasciare, è pronto domattina"
NONONONONO il vecchio non può vivere senza orologio al polso. Nessuno problema, arrivederci.
Esce lui, entra una vecchia (tutti i vecchi di cui parlerò d'ora in poi sono ABBONDANTEMENTE over-80). Pila. Non la può lasciare, esce.
Tre minuti, altro vecchio. Pila. Non se ne parla di lasciarla, esce.
Subito dopo, vecchio. Pila. Non la lascia perchè "è di fuori e non può passare".
Viene una tizia a ritirare la pila lasciata ieri, a posto. Esce, entra una vecchia. Pila. Ah no no non può lasciarla. Esce lei, entra una tizia che finalmente la pila può lasciarmela. Wow, eh.
Nei minuti successivi altri due vecchi entrano e NON lasciano la pila.
Nel giro di 15 minuti dall'apertura ho già avuto a che fare con 8 persone, e ho visto le facce della morte spaventosa quando ho detto che "la pila è per il giorno dopo".
Poi servo un po' di gente, vendo un orologio, arriva una circa quarantenne, con tre pile da cambiare. Non lasciate. E si continua così... boh.
Di solito il rapporto "pila lasciata / pila NON lasciata" è di 20 a 1, almeno: in un giorno è facile che io prenda oltre una ventina di pile, e che solo uno mi dica che non può lasciarla. Ci sono giorni in cui la lasciano tutti, al massimo fanno qualche storia, ma alla fine la lasciano.
Qui il rapporto statistico è sballato, siamo 1 a 8. Quindi: o un lettore del blog mi sta mandando una carovana di vecchi per farmi un flashmob, oppure un concorrente in città ha deciso di intasarmi di non-lavoro per bloccarmi le vendite. Sono le uniche due ipotesi plausibili!
PS: Ribadisco che a me non interessa se le lasciano o no, non campo di pile e posso fare a meno del lavoro collegato alla cinquantina di euro persi con questi rifiuti. Di solito sono 50 euro in una settimana però, non 50 euro in 2 ore!
PS2: come sempre, questa è solo una descrizione di quel che è successo, una aberrazione statistica che mi ha stupito - non ho bisogno nei commenti di ricominciare il dibattito "ma allora dovresti farle subito, vedi quanti soldi perdi", anche perchè in ogni caso avrei preso ben 8 pile in 15 minuti, voi riuscireste a cambiarle così, al volo, una ogni 2 minuti, servendo anche gli altri, e soprattutto sotto Natale? Ecco, colleghi, quindi cercate di capire lo spirito del post e non ammorbatemi per l'ennesima volta con una discussione da cui non si esce: QUI LE PILE SI FANNO PER IL GIORNO DOPO. Non è un problema mio, di solito non è un problema per i clienti (tranne oggi), e quindi non deve essere un problema per nessuno.
venerdì 11 dicembre 2015
Cattiva consigliera
Donna, settant'anni.
Entra bella aggressiva e parte subito in quinta con l'orologio in mano "Senta, settimana scorsa ho messo questo cinturino, ma è difettoso, non riesco a infilare nei buchi il pernino..."
Non capisco bene il problema, magari si è rotta la fibbia, ma è improbabile che non si riesca a infilare l'ardiglione (sì, ok, "il pernino") nel buco. Mi faccio dare l'orologio, provo a far scorrere il cinturino nella fibbia ed è tutto ok. Provo ad allacciarlo (facendo passare il pernino della fibbia nei buchi). Tutto ok. Dico alla signora che non capisco il problema.
La signora lo prende nervosissima, lo mette al polso, chiude perfettamente la fibbia.
"Di solito non succede!"
Le dico di provare qualche volta, che magari devono un po' allargarsi i buchi del cinturino, così entra meglio il perno. Son cose magari da avere pazienza.
Mi dice che la mattina lei è sempre di fretta, non ha nemmeno cinque secondi per assicurarsi che il cinturino sia chiuso bene, e a volte le cade l'orologio dal polso.
Vorrei sapere cosa ha fretta di fare questa, la mattina presto, al punto che sia un delitto perdere un secondo (non cinque: UNO! Ne basta uno!) per chiudere bene il cinturino.
Comunque, in ogni caso, vige la regola del cliente santo e che ha "sempre ragione": la colpa è sempre del negoziante, che ha ovviamente cercato di vendere qualcosa di difettoso.
Entra bella aggressiva e parte subito in quinta con l'orologio in mano "Senta, settimana scorsa ho messo questo cinturino, ma è difettoso, non riesco a infilare nei buchi il pernino..."
Non capisco bene il problema, magari si è rotta la fibbia, ma è improbabile che non si riesca a infilare l'ardiglione (sì, ok, "il pernino") nel buco. Mi faccio dare l'orologio, provo a far scorrere il cinturino nella fibbia ed è tutto ok. Provo ad allacciarlo (facendo passare il pernino della fibbia nei buchi). Tutto ok. Dico alla signora che non capisco il problema.
La signora lo prende nervosissima, lo mette al polso, chiude perfettamente la fibbia.
"Di solito non succede!"
Le dico di provare qualche volta, che magari devono un po' allargarsi i buchi del cinturino, così entra meglio il perno. Son cose magari da avere pazienza.
Mi dice che la mattina lei è sempre di fretta, non ha nemmeno cinque secondi per assicurarsi che il cinturino sia chiuso bene, e a volte le cade l'orologio dal polso.
Vorrei sapere cosa ha fretta di fare questa, la mattina presto, al punto che sia un delitto perdere un secondo (non cinque: UNO! Ne basta uno!) per chiudere bene il cinturino.
Comunque, in ogni caso, vige la regola del cliente santo e che ha "sempre ragione": la colpa è sempre del negoziante, che ha ovviamente cercato di vendere qualcosa di difettoso.
martedì 1 dicembre 2015
Mordersi la lingua
Cari lettori, dovete sapere che ci sono tante storie succose che non posso raccontare - principalmente perchè i protagonisti sono tizi che, a mio sommario giudizio, dopo avermi fatto perdere tempo passano poi il resto della giornata online su forum e siti di orologeria, e sarebbe spiacevole se si trovassero raccontati in maniera impietosa. Magari a distanza di anni mi ricordo di una storia e la scrivo, ma spesso devo mordermi le dita per non parlare di certe cose.
Ma quando un cliente mi chiede se mi sento felice quando vedo che tutte le lancette degli orologi con radiocontrollo sono tutte sincronizzate, diventa quasi impossibile non condividere un frammento di quell'esperienza. E sapeste cosa mi ha detto prima e dopo... dannazione. Dovrei telefonarvi uno ad uno (tanto cosa siete, 21 lettori?) per raccontarvi certe cose.
Elucubrate solo sulla mia felicità nel vedere le lancette allineate, per ora, e siate lieti quanto me!
Ma quando un cliente mi chiede se mi sento felice quando vedo che tutte le lancette degli orologi con radiocontrollo sono tutte sincronizzate, diventa quasi impossibile non condividere un frammento di quell'esperienza. E sapeste cosa mi ha detto prima e dopo... dannazione. Dovrei telefonarvi uno ad uno (tanto cosa siete, 21 lettori?) per raccontarvi certe cose.
Elucubrate solo sulla mia felicità nel vedere le lancette allineate, per ora, e siate lieti quanto me!
mercoledì 11 novembre 2015
Italia, 2015
Telefono ad un cliente per comunicare un preventivo per una riparazione parziale di un Baume et Mercier. Sono 70 euro.
"E' un po' costoso, ma ne vale la pena?"
"Direi proprio di sì, è un orologio molto costoso!"
"Ma lei mi saprebbe dire il prezzo del modello nuovo, e anche usato? Vorrei poi rapportarlo in lire?"
IN LIRE??!?!?!
Ma cos'è, una domanda teorica dei libri di testo di matematica delle elementari?
"Se un orologiaio ha 9 euro, a quanto corrisponde in Lire?"
9 x 1.936,27 = 17426.43 lire.
E mi raccomando che mi diano anche i 43 centesimi di lira!
(comunque alla fine non ha confermato il preventivo. gli auguro di andare direttamente alla B&M, dove gli chiederanno il quintuplo. di solito poi tornano con la coda fra le gambe, ma c'è sempre la teoria che "nel negozietto deve essere tutto quasi gratis, anzi forse mi pagano per l'onore di aver lasciato lì un orologio costoso")
"E' un po' costoso, ma ne vale la pena?"
"Direi proprio di sì, è un orologio molto costoso!"
"Ma lei mi saprebbe dire il prezzo del modello nuovo, e anche usato? Vorrei poi rapportarlo in lire?"
IN LIRE??!?!?!
Ma cos'è, una domanda teorica dei libri di testo di matematica delle elementari?
"Se un orologiaio ha 9 euro, a quanto corrisponde in Lire?"
9 x 1.936,27 = 17426.43 lire.
E mi raccomando che mi diano anche i 43 centesimi di lira!
(comunque alla fine non ha confermato il preventivo. gli auguro di andare direttamente alla B&M, dove gli chiederanno il quintuplo. di solito poi tornano con la coda fra le gambe, ma c'è sempre la teoria che "nel negozietto deve essere tutto quasi gratis, anzi forse mi pagano per l'onore di aver lasciato lì un orologio costoso")
mercoledì 28 ottobre 2015
Ora Solare - e venne il giorno
Tutti prendono in giro Erdogan per la figuraccia dell'abolizione fallita dell'ora solare in Turchia, e fanno bene.
Però fosse per me, abolirei il passaggio da ora solare e legale e viceversa: troppe rotture di palle con i clienti.
Ecco la mia giornata di ieri, primo giorno dopo il cambio dell'ora. Ho deciso di prendere nota cronologica degli interventi legati al cambio dell'ora.
Ricordatevi che di tutte queste cose, non prendo un euro (se non dalle sostituzioni delle corone staccate), e che non ho fatto SOLO questo durante la giornata: prese 29 pile da cambiare, restituite una ventina, cambiato qualche cinturino, venduti un paio di orologi.
Di tutta sta fuffa del cambio dell'ora, farei volentieri a meno.
09.30 - prima corona spezzata "ma io non gli ho fatto niente"
09.36 - primo radiocontrollato che non ha ricevuto il segnale
09.38 - cambiare ora ad un cartier normalissimo a lancette
09.41 - cambiare ora ad un digitale della decathlon
09.49 - un radiocontrollato non ha cambiato l'ora
09.59 - compra un cinturino, e fa cambiare ora al suo Rado a lancette
09.59 - sistemata ora ad una sveglia da comodino a lancette
10.16 - radiocontrollato a cui il cliente voleva cambiare l'ora, e l'ha messo sul fuso orario di new york. messo sul fuso di parigi, il radiocontrollato risultava perfetto
10.25 - "ho cambiato l'ora e si è fermato l'orologio". proviamo a vedere se è la pila o se l'ha rotto.
10.51 - casio analogico/digitale da cambiare ora solo sulle lancette
11.07 - citizen profondimetro analogico/digitale, da cambiare ora solo digitale. il cliente, provandoci, aveva puntato la sveglia alle 3 di notte e messo l'anno al 2030. ottimo.
11.18 - corona strappata cambiando ora
-pausa pranzo dalle 12.30 alle 15.30-
15.46 - radiocontrollato che non si è aggiornato
16.04 - cambiare ora a orologio digitale
16.40 - cambiare ora a sveglia digitale da comodino
17.05 - cambiare ora a cellulare nokia. vabbè.
17.27 - cambiare ora a orologio digitale. il cliente cercando di cambiarla aveva puntato 3 sveglie su 5 e avviato il cronometro.
***una nota sui radiocontrollati: tendenzialmente quelli che non si aggiornano è perchè sono molto giù di carica (solare) - il 90% di quelli portati, se caricati un giorno sotto la luce, la sera ricevono il segnale e si sistemano da soli. E' anche utile, al fine di una buona ricezione, non abitare sottoterra e/o non tenerli in cassaforte***
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