giovedì 26 maggio 2022

A cosa serve arrabbiarsi?

 Tizio di circa 80-85 anni, con moglie.

Orologio di una marca che vendo io, cinturino in acciaio.

"Buongiorno, devo aggiustare il cinturino di questo orologio, continua a uscire la stanghetta"

La "stanghetta" in questione è il perno di una maglia fissa, insomma solitamente non è previsto che esca o che si possa far uscire, ma ok, se per qualche motivo esce, vuol dire che la sistemeremo.

"Niente di grave, me lo deve lasciare, domattina è pronto"

"Non me lo può fare subito?"

"No, mi spiace, non mi occupo io di queste riparazioni, lo deve fare il tecnico la sera, domattina sarà pronto"

"Ma l'altra volta me l'ha fatto subito"

"Probabilmente si trattava di qualcos'altro, magari dovevo cambiare l'ansa della chiusura, ma di perni non mi sono mai occupato"

"Ma cosa ci vuole?"

"Ci vuole la capacità e la competenza per un lavoro simile - io sono addetto alle vendite, non mi occupo di queste cose"

"L'altra volta però me l'aveva fatto subito"

"Senta, non so 'l'altra volta' cosa ho fatto subito, ma in ogni caso questa riparazione è pronta domani"

"No"

"Pazienza, allora... io le chiedo meno di 24 ore, ma veda lei"

"Me lo faccia subito, da bravo"

"Non so che dirle, me lo dovrebbe lasciare"

"MA L'ALTRA VOLTA CI AVEVA MESSO 2 SECONDI"

La moglie inizia a strattonarlo.

"Le ripeto che sarà stato un altro tipo di lavoro. Adesso veda lei"

"Non lo voglio lasciare"

"Non lo lasci, che devo dire"

"MA LEI LO DEVE FARE!"

"Sì, lo devo fare, per domani. Non dico che non lo faccio, lo faccio per domani."

"ME NE VADO"

"D'accordo, arrivederci"

"NON TORNERO'"

"..."

(dice altre cose che non ricordo bene, insulti generici di basso livello)

Mi lascio sfuggire, dal cuore, un commento che inizia con una parola romanesca:

"Ammazza, che permaloso però"

"NO, TI AMMAZZI TU, BRUTTO STRONZO, E PURE TUA SORELLA"


*viene trascinato via dalla moglie, che non ha aperto bocca*

Io vorrei sapere cosa crede di ottenere la gente incazzandosi per questioni banali. A prescindere dal fatto che in ogni caso non avrei sistemato il perno immediatamente, mettersi a urlare fa passare qualsiasi voglia di dare aiuto o comprensione. Poi già da quel "non me lo può fare subito?", mancava la parolina magica "per favore". A volte (non in questo caso, ripeto), la gentilezza apre più porte rispetto ad una incazzatura random.

Ma poi a 85 anni, ti devi ridurre così, a farti dare del vecchio coglione sul blog di uno stronzo... ci perdi tu, credo. Anche in salute.

mercoledì 2 marzo 2022

Un coglioncello che non sa lavorare

Entra un tizio di 79 anni (con il green pass, adesso posso conoscere l'età esatta dei clienti - ed è un'età media ancora più alta di quanto pensassi...), con in mano uno Swatch.

"Buongiorno, io settimana scorsa ho ritirato questo orologio, ma mi ha dato l'orologio sbagliato."

Allora. Con la premessa che un errore colossale di scambio-orologio potrebbe in rarissimi casi avvenire (ma onestamente non mi è mai successo), per prevenire questi casi io agisco così, con ogni singolo cliente: controllo che sulla ricevuta coincida il numero della ricevuta e la marca dell'orologio, che riposto su ricevuta e sulla busta. POI, davanti al cliente, tiro fuori l'orologio, glielo mostro, non tanto per mostrargli che l'orologio sia il suo, ma per controllare insieme che l'orario sia corretto e che quindi cambiando la pila l'orologio sia tornato a funzionare. Ma intanto, sì, vedono l'orologio e se non è il loro, credo se ne accorgano subito.

Quindi, detto questo:

"Mi spiace dell'inconveniente signore, ma che orologio pensa di aver lasciato?"

Non riesco a riportare l'intero dialogo, siamo andati avanti oltre 10 minuti abbondanti, ma il succo della questione è che il signore:

- non si sarebbe accorto subito che non era il suo orologio

- non si ricorda che orologio aveva lasciato

- aveva buttato via la busta, su cui era scritto il modello dell'orologio

- forse erano passati 15 giorni da quando aveva ritirato l'orologio

- lo Swatch che aveva in mano non stava funzionando

Io ho ribattuto (inizialmente con calma e gentilezza) punto per punto, cercando di spiegare in vari modi che probabilmente si stava confondendo, che avrà trovato in casa lo Swatch e avrà creduto di averlo appena ritirato, e che insomma senza sapere la data, il modello dell'orologio e altri dettagli, era un po' difficile provare a cercare un orologio scambiato.

Va anche detto che in 15 giorni, nessuna persona che ha ritirato l'orologio si era lamentata di uno scambio di orologio, un altro punto a favore dell'ipotesi che il vecchio fosse semplicemente rincoglionito.

Infine, la prova-regina: come forse saprete anche voi cari lettori, gli Swatch sono gli unici orologi ai quali cambio la pila immediatamente, quindi è impossibile che me lo abbia lasciato.

Dopo 10 minuti abbondanti, si scade nella frustrazione da entrambe le parti.

"Le ripeto, signore, che probabilmente si sta sbagliando."

"Ma come si permette? Io sono un chirurgo, tutti i giorni ho la vita delle persone sotto le mie mani, e lei invece non sa nemmeno dare gli orologi giusti."

"Se non si ricorda neanche di che marca è e com'è fatto l'orologio che avrebbe scambiato, io non so come aiutarla"

"Dovrebbe guardare tutti gli orologi che ha qui, per vedere se sono quelli giusti."

"Seguendo il suo ragionamento, io potrei andare ad accusare qualsiasi negozio di avermi rubato qualcosa, senza avere in mano scontrini, ricevute, foto, e senza nemmeno descrivere l'oggetto rubato."

"Lo scontrino fiscale non ce l'ho, ma ricordo di aver pagato 15 euro"

"Ecco, le dico che la pila costa 5 euro, se si ricorda di aver pagato 15, si ricorda male, e credo che si ricordi male tutta la situazione"

"Mi sta dando del cretino?"

"Questo lo dice lei, però non posso smentirlo"

"Ma come si permette?"

"Senta, siamo arrivati al limite. Vada a casa, rifletta sulla situazione, guardi se magari trova l'orologio..."

"Non vado da nessuna parte"

"Guardi, le apro la porta, è proprio ora di andare"

"LEI E' UN COGLIONCELLO CHE NON SA FARE IL PROPRIO LAVORO!"

"Esatto, è proprio così, hai ragione. Adesso vai, ciao."

Ed esce. Esce urlando, dicendo alle 3 persone che erano fuori ad attendere di poter entrare (per le leggi sul Covid, al momento ancora può entrare in negozio una persona per volta), di stare attente perché io scambio gli orologi e non so fare il mio lavoro.

Le persone in coda se ne fregano, e una deve ritirare il suo orologio (quello giusto!), e le altre due mi lasciano i loro orologi, fidandosi di me.

Ecco, la storia finisce qui. Anni fa, nei primi anni di questo blog, mi sarei molto arrabbiato per uno che perde la testa e arriva a insultarmi. Oggi, gli stavo per ridere in faccia, quando mi ha dato del coglioncello. Delle offese dei pazzi non me ne frega niente, è stato un piacere sentirmi dare del coglioncello. Ne rido ancora adesso, mentre scrivo.

Al simpaticissimo vecchietto posso solo augurare una delle due cose: 

- un problema al cuore, se si scalda così tanto per delle cazzate combinate da lui

- trovare qualcuno che prende molto meno a ridere gli insulti casuali e immeritati. Perché in effetti non bisognerebbe pensare che si possano usare parole pesanti senza nessuna conseguenza, e uno schiaffo educativo a 79 anni può ancora fare bene, forse.


martedì 18 gennaio 2022

Questione di Polso

Entra una signora.

"Buongiorno, ho qui un orologio di mio figlio, dovrebbe accorciarlo un po', ha calcolato che sono due maglie da togliere."

(non è un tipo di situazione che mi piace: nessun problema ad accorciare gli orologi, ma preferisco prendere io la misura, visto che i clienti fanno "a occhio" e 9 volte su 10 mi tocca fare il lavoro due volte, venendo pagato però solo per una volta)

"D'accordo, me lo deve lasciare, viene pronto domattina, casomai se può venire direttamente suo figlio per controllare che la misura sia giusta..."

***IL GIORNO DOPO***

Viene il figlio, 18 anni circa.

Prova l'orologio.

Al polso, gli sta largo in maniera spaventosa.

Mentalmente, mi dico "lo sapevo", oltre a qualche parolaccia.

Ma lui mi stupisce. Non si scompone, tira su l'orologio fino all'avambraccio, e lo posiziona lì.

"Ohh, perfetta come misura"

"Non è un po' largo, per il polso?"

"No, no, io ho il polso lungo, lo porto sempre qui, la misura è ottima"

Ribadisco: era a metà dell'avambraccio, neanche lontanamente sul polso.

Ma lui ha "il polso lungo".

Contento lui, contenti tutti, pure io che torno a scrivere sul blog sotto la voce "assurdità".

martedì 19 ottobre 2021

Corretto utilizzo degli orologi a carica di luce

Entra tizio, sui 65 anni. Deve cambiare la pila all'orologio.

Prendo l'orologio, e scopro che è un Citizen Eco Drive, ovvero un ormai diffusissimo modello di orologio a carica di luce (sia solare, che artificiale).

Glielo faccio notare. Cade dalle nuvole.

"Sì, ecco, questo è un orologio che funziona con la luce, lei lo ha tenuto a lungo buio?"

"Come con la luce?"

"Quasi tutti gli orologi Citizen ormai hanno una cella solare dietro il quadrante, e un accumulatore che trasforma la luce in energia."

"Non ne sapevo niente."

"Ma quindi l'ha tenuto al buio?"

"E' un problema, perché io questo orologio lo indosso solo di notte, perché l'ho comprato per le lancette grosse e fosforescenti, lo vedo bene quando mi sveglio di notte."

"Quindi non lo indossa mai di giorno?"

"No, di giorno ne ho uno più bello."

"Beh, lo metta sotto la luce, di giorno."

E' andato via poco convinto.

Io invece ero convintissimo di scrivere subito questo post, classificato come "assurdità". Già non capisco tanto chi indossa l'orologio anche mentre dorme, ma comprarsi addirittura un orologio per dormire, e non ricordarsi che è un orologio che funziona con la luce, è una apoteosi.

mercoledì 8 settembre 2021

Il concetto di "pila"

 Una perla da una cliente, stamattina - ovviamente deve cambiare la pila all'orologio. Italiana, circa 50 anni.

"Ah si chiama pila? Non ero sicura sul nome di questa cosa, mi era venuta in mente la pila ma sembra una parola dialettale che non esiste veramente. Pila, pila... che parola strana. Si chiama proprio così in tutta Italia, allora!"

E con questo, direi che possiamo chiudere l'argomento "elucubrazioni filosofiche sul concetto di pila", e aprire l'argomento "dove sono stato negli ultimi tre mesi?"

Un mese sono stato in vacanza, gli altri due sono ovviamente stato al lavoro. Così tanto lavoro che mi esplode la testa, ho dei ritmi ormai diventati insostenibili - o forse sto invecchiando io, e non reggo più come una volta. La media di persone che entra in negozio è ormai assestata fra i 45 e i 50 al giorno, ovviamente la prima settimana dopo la chiusura estiva si sono toccate punte di 75-80 persone, e ho perso completamente la forza di fare qualsiasi cosa, blog compreso.

Hanno chiuso due negozi "della mia stessa fascia" (insomma che trattano orologi e riparazioni simili a quel che faccio io), la loro clientela si è riversata nel mio punto vendita, ma questo vuole anche dire il triplicarsi di puttanate che mi vengono raccontate o mostrate. Non ho mai detto che manca il lavoro, qui - ma manca il lavoro di qualità, se su 80 clienti batto 24 scontrini, per un totale di 340 euro. 

E' da anni una situazione spinosa, io mi son goduto le vacanze, ma ora sembra siano già passati 6 mesi da quando non ho pensato ai clienti. Pace, si tira avanti, di scelta non ce n'è.

Sono in realtà contento di essermi ritagliato qualche minuto per scrivere queste righe, scrivere mi fa sempre bene, ma spesso vi rinunci p'erché ho la certezza che sarò interrotto mentre sono alla tastiera, e questo mi frustra ancora di più.

giovedì 27 maggio 2021

Radiocronaca in diretta

***Promemoria/Riassunto: da oltre un anno, l'accesso al mio negozio è "contingentato", insomma può purtroppo entrare solo un cliente per volta, gli altri devono aspettare fuori anziché ammassarsi all'interno nell'attesa di essere serviti. A volte, questo crea delle piccole attese, ma non credo che succeda solo nel mio punto vendita.***

In negozio c'è una signora che ha un problema ad una mano, cerca un tipo di orologio e cinturino un po' particolari - non entro nei dettagli, ma è una cosa che richiede di adattare un cinturino in acciaio, anche se un cinturino in pelle sembrerebbe la soluzione migliore in un primo momento.

Voglio aiutarla, anche se non è facile trovare l'oggetto che si adatti meglio, dobbiamo tirare fuori un paio di modelli, provarli, poi ce n'è uno che sembra andare bene, ma bisogna allargare il bracciale per farlo passare sulla mano, evitando però che poi sia troppo grande sul polso, quindi devo provare ad aggiungere una maglia per volta al bracciale, ci vogliono un paio di minuti.

Nel mezzo di tutto questo, un tizio sui 70 anni suona alla porta. Non ci sono problemi, se uno suona una volta, la vedo (ottimisticamente) come un modo di annunciare che ci sei. Mentre sei fuori dalla porta, puoi leggere il cartello che dice che nel negozio si può entrare uno per volta, e puoi guardare attraverso l'enorme porta di vetro e notare che un cliente dentro c'è già.

Io aggiungo la maglia, torno dalla signora per farle provare il bracciale, e quando il cliente mi vede al bancone, suona di nuovo. Gli faccio segno che lo vedo, un cenno con la testa per dire "sì, ti ho visto, aspetta".

Il bracciale non va bene, devo aggiungere un'altra maglia.

Quando volto le spalle alla porta, per tornare a lavorare sul bracciale, il tizio suona di nuovo.

LA CLIENTE SI GIRA, E GLI DICE "C'E' DA ASPETTARE UN ATTIMO, CI SONO IO, ABBIAMO QUASI FINITO".

Torno dalla signora, il bracciale dell'orologio va proprio bene. Quindi, prendo la scatola, la garanzia, inizio a compilare tutto.

Il tizio fuori dalla porta è a 0,5 centimetri dal vetro, una cosa orribilmente anti-igienica, penso che la mascherina tocchi il vetro... fatti suoi, eh.

Solo che, essendo così vicino alla porta, sento che sta parlando ad alta voce.

"Eh ma quanto ci mette questa, cosa sta facendo"

Lo ignoro, ma mi bolle un po' il sangue.

Il karma colpisce: la signora vuole anche comprare un paio di orologi poco costosi per la comunione dei nipoti. Il karma mi aiuta perché ho aiutato la signora, e il karma punisce il rompicoglioni alla porta.

In realtà il paio di orologi (40 euro l'uno) li troviamo velocemente, poi inizio a prendere le scatole e fare le garanzie.

Ho l'orecchio fino e il tizio sta continuando a parlare:

"Ma questa sta comprando tutto il negozio? Ma quanto tempo ci vuole per comprare della roba? Quanto sta questa dentro al negozio?

Ah ecco che paga finalmente, speriamo che si sbrighi. Eh adesso deve mettere tutto in borsa, forza forza!"

E continua, davvero parla ad alta voce per un paio di minuti commentando scocciato qualsiasi avvenimento nel negozio. Dietro di lui c'erano già un altro paio di persone in coda, ma nessuno lo guarda.

Mentre la signora esce, il tizio è ANCORA a 0,5 centimetri dalla porta, tipo che le blocca la strada, io dico alla signora "Faccia attenzione al signore, che temo sia un po' maleducato".

Incredibile ma vero, lui sente quel che dico, si ribella subito: 

"A me, maleducato?"

"Eh, insomma, ma lasciamo stare"

Alla fine, doveva ritirare un orologio per il cambio pila. 

Ma ancora ha da dire, e per qualche motivo assurdo cerca la mia complicità:

"La signora comunque è stata dentro troppo, un paio di persone in coda sono andate via"

"Le persone andate via crede che avrebbero speso 180 euro? O dovevano ritirare un orologio come lei, per 5 euro? Ognuno ci mette il tempo che serve."

Non credo abbia capito quel che gli ho detto, ha preso lo scontrino fiscale ed è andato via.

Dio, che coglione.

mercoledì 28 aprile 2021

Quelli che se ne vanno

Da quando ho riaperto post-zona rossa, ho notato con grande frequenza un fenomeno che mi lascia perplesso.

Da un maledettissimo anno a questa parte, COME CREDO OGNUNO SI SIA ACCORTO NELLA PROPRIA VITA, l'ingresso in tutti i negozi è contingentato, insomma come scritto sul cartello che ho messo sulla porta, "Si entra uno per volta, e con la mascherina". Il mio punto vendita purtroppo non è abbastanza grande per consentire legalmente l'ingresso di due clienti. Quindi, dovendo io servire tutt'ora fra le 40 e le 50 persone al giorno, c'è spesso da aspettare qualche minuto per entrare. C'è un cartello, è l'unico sulla porta: "Si entra uno per volta, e con la mascherina".

Questo ci porta al caso del mese: quelli che se ne vanno. Suonano, guardano dentro (dove si nota chiaramente, se c'è qualcuno al banco), spingono un po' la porta, e poi se ne vanno, per non tornare mai più.

Ci sono mille varianti: quelli che mi vedono mentre faccio segno con la mano "c'è da aspettare", spingono ancora un po' la porta, poi se ne vanno.

Quelli che mettono le mani a coppa sul vetro, incollano la faccia alla porta (molto igienica come cosa), spiano dentro e poi se ne vanno.

Quelli che suonano 3-4 volte alla porta, poi se ne vanno.

Quelli che sono avvisati dal cliente all'interno "Signora legga il cartello, vede che si può entrare solo uno per volta?", e poi se ne vanno.

Quelli che guardano me e il cliente all'interno con odio (o con curiosità), e poi se ne vanno.

La battuta è servita su un piatto d'argento, no? Se leggete questo blog da tempo, sapete bene dove io immagino che vadano. Lo scrivo per sfogo e per divertimento: se ne vanno tutti a fare in culo.

Detto questo: ma cosa penseranno, mentre se ne vanno? "Quello stronzo di negoziante non mi ha aperto, A ME, proprio a me, mi sta discriminando, non ci torno più"? "Quello ha fatto così tanti soldi che non apre più la porta"? "Quello è proprio stronzo"?

Ripeto: questo obbligo c'è da un anno, in tutto il territorio italiano. Credo sia purtroppo comune fare la coda fuori dal panettiere, fuori dal piccolo negozio di abbigliamento, e così via.

Eppure, davvero, da quando ho riaperto avrò 5-6 di questi casi ogni singolo giorno. Credono che sia finita sta rottura di palle della pandemia? Sono le prime volte che escono di casa dopo un anno? Non sanno leggere l'unico maledettissimo cartello che svetta sulla porta di ingresso?

Io ci rido su, per non abbattermi. E tanto, se se ne vanno, potete immaginare che clienti di altissimo livello sarebbero. Vadano proprio dove auguro loro.

martedì 2 marzo 2021

Dove si annida il Covid

Cliente, sui 40 anni, ha un orologio comprato nel mio negozio, al quale dice di aver cambiato anche il cinturino, sempre nel mio negozio e con ricambio originale.
Si lamenta perché "il cinturino è durato poco", e inoltre è andato in un altro negozio dove vedendo le condizioni del cinturino, gli hanno detto che non è un prodotto originale.
Accusa fastidiosa, io più che mostrargli il nome dell'azienda stampato sul cinturino e dirgli che compro ricambi solo dal distributore ufficiale, non posso fare molto.
Gli spiego che non è che il cinturino fosse scadente, ma evidentemente lo usa moltissimo e lo bagna molto, quindi è anche naturale che si rovini prima (a detta sua, "poco più di un anno"), ma lui non era convintissimo.

Ora, il cinturino di cui si parla è questo. 



Assumersi responsabilità è una cosa che non va di moda, ormai. Perché se tu riduci un cinturino così, la colpa è evidentemente del negoziante truffaldino, e della ditta che produce cinturini scadenti.
Non sei tu che usi il cinturino come salvietta per pulirti il sedere, non sei tu che ci scatarri sopra, non sei tu che lo tieni al polso anche mentre ti fai la doccia.

E' quasi incredibile che nel 2021, dopo un anno che veniamo martellati da semplici indicazioni ("Lavati spesso le mani", "Togli di dosso tutto quando entri in casa", "STAI PULITO E DISINFETTATO PER DIO"), qualcuno possa avere al polso una cosa del genere.
Guardate i fori del cinturino, sono pieni di una lanugine bianca. Per me quelle sono sacche di coronavirus. Buchi infetti che vomitano infezioni.

E io ovviamente l'ho dovuto toccare - con i guanti e la mascherina.

martedì 9 febbraio 2021

La ricerca della felicità

Questa storia è accaduta qualche anno fa, ricordo che non ne scrissi subito perché il protagonista mi sembrava il tipo che andava su internet a cercare risposte alla domanda che mi pose. Adesso sarà passato abbastanza tempo, magari la risposta l'ha trovata dentro di sè.

Tizio, circa 45 anni, vuole vedere gli orologi radiocontrollati esposti in vetrina.

Ho un espositore dedicato a questi orologi, quindi li tiro fuori tutti insieme.

Lui si avvicina, li guarda da vicino, constata che siano tutti veramente sincronizzati.

"Che cosa incredibile, vedere questi dieci orologi tutti sincronizzati."

"Sì, è proprio il bello degli orologi radiocontrollati, sono sincronizzati al secondo."

"Ma la rende felice quando vede che sono tutti sincronizzati?"

Ecco, non ho saputo rispondere subito. Lui evidentemente era felice per questo evento, che a me lascia indifferente - sarà che ho un cuore di pietra, non lo so. Riesco solo a rispondere con la verità:

"Sono felice perché vuol dire che stanno funzionando bene" (sottinteso: almeno non ho rotture di palle)

Poi niente, ovviamente non ha comprato niente, ha ringraziato ed è andato via. Quindi non sono rimasto personalmente felicissimo, per questa interazione - e in generale cerco di trovare la felicità in altri modi, ma penso che chi vuol esser lieto, sia.

giovedì 7 gennaio 2021

Il primo cliente del 2021

 Per gli scaramantici, il primo cliente dell'anno è sempre un momento cruciale nella riapertura del negozio. Questo 2021 sarà... bizzarro e magico?

Ore 9.05 del 4 Gennaio, torno in negozio dopo tutti i giorni di stop forzato dalla zona rossa. Appena entrato, alzo la saracinesca della vetrina, per segnalare che il negozio sarà aperto dalle 9.30, ma devo prima sistemare delle cose (registro dei corrispettivi, pulire, etc). 

Ad un certo punto, sento un colpo sulla vetrina: è un tizio che sta guardando un orologio in esposizione, appoggiando alla vetrina una lente di ingrandimento.

Mi sono promesso, sempre per scaramanzia, di provare a non odiare i clienti e di non bestemmiare il primo giorno dell'anno, ma il mio proposito viene messo a dura prova.

Comunque dai, apro anche in anticipo, il tizio son 10 minuti che esplora la vetrina, ho già capito che sarà il primo a entrare, mi preparo al peggio. Sui 70 anni, ha capelli bianchissimi e barba lunga e nerissima, diciamo un look molto estroso.

Saluta, mi chiede dell'orologio che stava osservando. Lo tiro fuori dalla vetrina, glielo mostro e spiego le caratteristiche. Costa 165 euro, mi chiede se posso fare un po' di sconto, scendo a 150 perché mi piacerebbe proprio che il primo cliente compri qualcosa.

Poi, l'anticlimax:

"Oggi pomeriggio è aperto?"

Sì, sono aperto. Solo che speravo di vendere subito... in tanti mi dicono che torneranno e spariscono.

"Me lo può mettere da parte?"

Va già meglio, però non offre acconti. Ma ok, glielo metterò da parte.

"Torno oggi pomeriggio!"

Passo la mattinata indaffarato a prendere molte pile e spiegare che il 5 Gennaio sarò già chiuso per decreto legge, riaprirò il 7 Gennaio. Però il pensiero mi va spesso, a quel mezzo matto con la lente d'ingrandimento che probabilmente non tornerà.

Nel pomeriggio, alle 15.30 tiro su la saracinesca. C'è il tizio. Entra. Paga. E' felice.

Io sono ancora più felice di noi.

E' stato un ottimo primo cliente, per quanto bizzarro... ma l'importante è il risultato, e sinceramente io pensavo di non fare nemmeno 100 euro in tutto, il primo giorno di riapertura!

Buon anno a tutti... sarà dura, veramente dura, ma almeno un presagio veramente buono c'è!