martedì 19 ottobre 2021

Corretto utilizzo degli orologi a carica di luce

Entra tizio, sui 65 anni. Deve cambiare la pila all'orologio.

Prendo l'orologio, e scopro che è un Citizen Eco Drive, ovvero un ormai diffusissimo modello di orologio a carica di luce (sia solare, che artificiale).

Glielo faccio notare. Cade dalle nuvole.

"Sì, ecco, questo è un orologio che funziona con la luce, lei lo ha tenuto a lungo buio?"

"Come con la luce?"

"Quasi tutti gli orologi Citizen ormai hanno una cella solare dietro il quadrante, e un accumulatore che trasforma la luce in energia."

"Non ne sapevo niente."

"Ma quindi l'ha tenuto al buio?"

"E' un problema, perché io questo orologio lo indosso solo di notte, perché l'ho comprato per le lancette grosse e fosforescenti, lo vedo bene quando mi sveglio di notte."

"Quindi non lo indossa mai di giorno?"

"No, di giorno ne ho uno più bello."

"Beh, lo metta sotto la luce, di giorno."

E' andato via poco convinto.

Io invece ero convintissimo di scrivere subito questo post, classificato come "assurdità". Già non capisco tanto chi indossa l'orologio anche mentre dorme, ma comprarsi addirittura un orologio per dormire, e non ricordarsi che è un orologio che funziona con la luce, è una apoteosi.

mercoledì 8 settembre 2021

Il concetto di "pila"

 Una perla da una cliente, stamattina - ovviamente deve cambiare la pila all'orologio. Italiana, circa 50 anni.

"Ah si chiama pila? Non ero sicura sul nome di questa cosa, mi era venuta in mente la pila ma sembra una parola dialettale che non esiste veramente. Pila, pila... che parola strana. Si chiama proprio così in tutta Italia, allora!"

E con questo, direi che possiamo chiudere l'argomento "elucubrazioni filosofiche sul concetto di pila", e aprire l'argomento "dove sono stato negli ultimi tre mesi?"

Un mese sono stato in vacanza, gli altri due sono ovviamente stato al lavoro. Così tanto lavoro che mi esplode la testa, ho dei ritmi ormai diventati insostenibili - o forse sto invecchiando io, e non reggo più come una volta. La media di persone che entra in negozio è ormai assestata fra i 45 e i 50 al giorno, ovviamente la prima settimana dopo la chiusura estiva si sono toccate punte di 75-80 persone, e ho perso completamente la forza di fare qualsiasi cosa, blog compreso.

Hanno chiuso due negozi "della mia stessa fascia" (insomma che trattano orologi e riparazioni simili a quel che faccio io), la loro clientela si è riversata nel mio punto vendita, ma questo vuole anche dire il triplicarsi di puttanate che mi vengono raccontate o mostrate. Non ho mai detto che manca il lavoro, qui - ma manca il lavoro di qualità, se su 80 clienti batto 24 scontrini, per un totale di 340 euro. 

E' da anni una situazione spinosa, io mi son goduto le vacanze, ma ora sembra siano già passati 6 mesi da quando non ho pensato ai clienti. Pace, si tira avanti, di scelta non ce n'è.

Sono in realtà contento di essermi ritagliato qualche minuto per scrivere queste righe, scrivere mi fa sempre bene, ma spesso vi rinunci p'erché ho la certezza che sarò interrotto mentre sono alla tastiera, e questo mi frustra ancora di più.

giovedì 27 maggio 2021

Radiocronaca in diretta

***Promemoria/Riassunto: da oltre un anno, l'accesso al mio negozio è "contingentato", insomma può purtroppo entrare solo un cliente per volta, gli altri devono aspettare fuori anziché ammassarsi all'interno nell'attesa di essere serviti. A volte, questo crea delle piccole attese, ma non credo che succeda solo nel mio punto vendita.***

In negozio c'è una signora che ha un problema ad una mano, cerca un tipo di orologio e cinturino un po' particolari - non entro nei dettagli, ma è una cosa che richiede di adattare un cinturino in acciaio, anche se un cinturino in pelle sembrerebbe la soluzione migliore in un primo momento.

Voglio aiutarla, anche se non è facile trovare l'oggetto che si adatti meglio, dobbiamo tirare fuori un paio di modelli, provarli, poi ce n'è uno che sembra andare bene, ma bisogna allargare il bracciale per farlo passare sulla mano, evitando però che poi sia troppo grande sul polso, quindi devo provare ad aggiungere una maglia per volta al bracciale, ci vogliono un paio di minuti.

Nel mezzo di tutto questo, un tizio sui 70 anni suona alla porta. Non ci sono problemi, se uno suona una volta, la vedo (ottimisticamente) come un modo di annunciare che ci sei. Mentre sei fuori dalla porta, puoi leggere il cartello che dice che nel negozio si può entrare uno per volta, e puoi guardare attraverso l'enorme porta di vetro e notare che un cliente dentro c'è già.

Io aggiungo la maglia, torno dalla signora per farle provare il bracciale, e quando il cliente mi vede al bancone, suona di nuovo. Gli faccio segno che lo vedo, un cenno con la testa per dire "sì, ti ho visto, aspetta".

Il bracciale non va bene, devo aggiungere un'altra maglia.

Quando volto le spalle alla porta, per tornare a lavorare sul bracciale, il tizio suona di nuovo.

LA CLIENTE SI GIRA, E GLI DICE "C'E' DA ASPETTARE UN ATTIMO, CI SONO IO, ABBIAMO QUASI FINITO".

Torno dalla signora, il bracciale dell'orologio va proprio bene. Quindi, prendo la scatola, la garanzia, inizio a compilare tutto.

Il tizio fuori dalla porta è a 0,5 centimetri dal vetro, una cosa orribilmente anti-igienica, penso che la mascherina tocchi il vetro... fatti suoi, eh.

Solo che, essendo così vicino alla porta, sento che sta parlando ad alta voce.

"Eh ma quanto ci mette questa, cosa sta facendo"

Lo ignoro, ma mi bolle un po' il sangue.

Il karma colpisce: la signora vuole anche comprare un paio di orologi poco costosi per la comunione dei nipoti. Il karma mi aiuta perché ho aiutato la signora, e il karma punisce il rompicoglioni alla porta.

In realtà il paio di orologi (40 euro l'uno) li troviamo velocemente, poi inizio a prendere le scatole e fare le garanzie.

Ho l'orecchio fino e il tizio sta continuando a parlare:

"Ma questa sta comprando tutto il negozio? Ma quanto tempo ci vuole per comprare della roba? Quanto sta questa dentro al negozio?

Ah ecco che paga finalmente, speriamo che si sbrighi. Eh adesso deve mettere tutto in borsa, forza forza!"

E continua, davvero parla ad alta voce per un paio di minuti commentando scocciato qualsiasi avvenimento nel negozio. Dietro di lui c'erano già un altro paio di persone in coda, ma nessuno lo guarda.

Mentre la signora esce, il tizio è ANCORA a 0,5 centimetri dalla porta, tipo che le blocca la strada, io dico alla signora "Faccia attenzione al signore, che temo sia un po' maleducato".

Incredibile ma vero, lui sente quel che dico, si ribella subito: 

"A me, maleducato?"

"Eh, insomma, ma lasciamo stare"

Alla fine, doveva ritirare un orologio per il cambio pila. 

Ma ancora ha da dire, e per qualche motivo assurdo cerca la mia complicità:

"La signora comunque è stata dentro troppo, un paio di persone in coda sono andate via"

"Le persone andate via crede che avrebbero speso 180 euro? O dovevano ritirare un orologio come lei, per 5 euro? Ognuno ci mette il tempo che serve."

Non credo abbia capito quel che gli ho detto, ha preso lo scontrino fiscale ed è andato via.

Dio, che coglione.

mercoledì 28 aprile 2021

Quelli che se ne vanno

Da quando ho riaperto post-zona rossa, ho notato con grande frequenza un fenomeno che mi lascia perplesso.

Da un maledettissimo anno a questa parte, COME CREDO OGNUNO SI SIA ACCORTO NELLA PROPRIA VITA, l'ingresso in tutti i negozi è contingentato, insomma come scritto sul cartello che ho messo sulla porta, "Si entra uno per volta, e con la mascherina". Il mio punto vendita purtroppo non è abbastanza grande per consentire legalmente l'ingresso di due clienti. Quindi, dovendo io servire tutt'ora fra le 40 e le 50 persone al giorno, c'è spesso da aspettare qualche minuto per entrare. C'è un cartello, è l'unico sulla porta: "Si entra uno per volta, e con la mascherina".

Questo ci porta al caso del mese: quelli che se ne vanno. Suonano, guardano dentro (dove si nota chiaramente, se c'è qualcuno al banco), spingono un po' la porta, e poi se ne vanno, per non tornare mai più.

Ci sono mille varianti: quelli che mi vedono mentre faccio segno con la mano "c'è da aspettare", spingono ancora un po' la porta, poi se ne vanno.

Quelli che mettono le mani a coppa sul vetro, incollano la faccia alla porta (molto igienica come cosa), spiano dentro e poi se ne vanno.

Quelli che suonano 3-4 volte alla porta, poi se ne vanno.

Quelli che sono avvisati dal cliente all'interno "Signora legga il cartello, vede che si può entrare solo uno per volta?", e poi se ne vanno.

Quelli che guardano me e il cliente all'interno con odio (o con curiosità), e poi se ne vanno.

La battuta è servita su un piatto d'argento, no? Se leggete questo blog da tempo, sapete bene dove io immagino che vadano. Lo scrivo per sfogo e per divertimento: se ne vanno tutti a fare in culo.

Detto questo: ma cosa penseranno, mentre se ne vanno? "Quello stronzo di negoziante non mi ha aperto, A ME, proprio a me, mi sta discriminando, non ci torno più"? "Quello ha fatto così tanti soldi che non apre più la porta"? "Quello è proprio stronzo"?

Ripeto: questo obbligo c'è da un anno, in tutto il territorio italiano. Credo sia purtroppo comune fare la coda fuori dal panettiere, fuori dal piccolo negozio di abbigliamento, e così via.

Eppure, davvero, da quando ho riaperto avrò 5-6 di questi casi ogni singolo giorno. Credono che sia finita sta rottura di palle della pandemia? Sono le prime volte che escono di casa dopo un anno? Non sanno leggere l'unico maledettissimo cartello che svetta sulla porta di ingresso?

Io ci rido su, per non abbattermi. E tanto, se se ne vanno, potete immaginare che clienti di altissimo livello sarebbero. Vadano proprio dove auguro loro.

martedì 2 marzo 2021

Dove si annida il Covid

Cliente, sui 40 anni, ha un orologio comprato nel mio negozio, al quale dice di aver cambiato anche il cinturino, sempre nel mio negozio e con ricambio originale.
Si lamenta perché "il cinturino è durato poco", e inoltre è andato in un altro negozio dove vedendo le condizioni del cinturino, gli hanno detto che non è un prodotto originale.
Accusa fastidiosa, io più che mostrargli il nome dell'azienda stampato sul cinturino e dirgli che compro ricambi solo dal distributore ufficiale, non posso fare molto.
Gli spiego che non è che il cinturino fosse scadente, ma evidentemente lo usa moltissimo e lo bagna molto, quindi è anche naturale che si rovini prima (a detta sua, "poco più di un anno"), ma lui non era convintissimo.

Ora, il cinturino di cui si parla è questo. 



Assumersi responsabilità è una cosa che non va di moda, ormai. Perché se tu riduci un cinturino così, la colpa è evidentemente del negoziante truffaldino, e della ditta che produce cinturini scadenti.
Non sei tu che usi il cinturino come salvietta per pulirti il sedere, non sei tu che ci scatarri sopra, non sei tu che lo tieni al polso anche mentre ti fai la doccia.

E' quasi incredibile che nel 2021, dopo un anno che veniamo martellati da semplici indicazioni ("Lavati spesso le mani", "Togli di dosso tutto quando entri in casa", "STAI PULITO E DISINFETTATO PER DIO"), qualcuno possa avere al polso una cosa del genere.
Guardate i fori del cinturino, sono pieni di una lanugine bianca. Per me quelle sono sacche di coronavirus. Buchi infetti che vomitano infezioni.

E io ovviamente l'ho dovuto toccare - con i guanti e la mascherina.

martedì 9 febbraio 2021

La ricerca della felicità

Questa storia è accaduta qualche anno fa, ricordo che non ne scrissi subito perché il protagonista mi sembrava il tipo che andava su internet a cercare risposte alla domanda che mi pose. Adesso sarà passato abbastanza tempo, magari la risposta l'ha trovata dentro di sè.

Tizio, circa 45 anni, vuole vedere gli orologi radiocontrollati esposti in vetrina.

Ho un espositore dedicato a questi orologi, quindi li tiro fuori tutti insieme.

Lui si avvicina, li guarda da vicino, constata che siano tutti veramente sincronizzati.

"Che cosa incredibile, vedere questi dieci orologi tutti sincronizzati."

"Sì, è proprio il bello degli orologi radiocontrollati, sono sincronizzati al secondo."

"Ma la rende felice quando vede che sono tutti sincronizzati?"

Ecco, non ho saputo rispondere subito. Lui evidentemente era felice per questo evento, che a me lascia indifferente - sarà che ho un cuore di pietra, non lo so. Riesco solo a rispondere con la verità:

"Sono felice perché vuol dire che stanno funzionando bene" (sottinteso: almeno non ho rotture di palle)

Poi niente, ovviamente non ha comprato niente, ha ringraziato ed è andato via. Quindi non sono rimasto personalmente felicissimo, per questa interazione - e in generale cerco di trovare la felicità in altri modi, ma penso che chi vuol esser lieto, sia.

giovedì 7 gennaio 2021

Il primo cliente del 2021

 Per gli scaramantici, il primo cliente dell'anno è sempre un momento cruciale nella riapertura del negozio. Questo 2021 sarà... bizzarro e magico?

Ore 9.05 del 4 Gennaio, torno in negozio dopo tutti i giorni di stop forzato dalla zona rossa. Appena entrato, alzo la saracinesca della vetrina, per segnalare che il negozio sarà aperto dalle 9.30, ma devo prima sistemare delle cose (registro dei corrispettivi, pulire, etc). 

Ad un certo punto, sento un colpo sulla vetrina: è un tizio che sta guardando un orologio in esposizione, appoggiando alla vetrina una lente di ingrandimento.

Mi sono promesso, sempre per scaramanzia, di provare a non odiare i clienti e di non bestemmiare il primo giorno dell'anno, ma il mio proposito viene messo a dura prova.

Comunque dai, apro anche in anticipo, il tizio son 10 minuti che esplora la vetrina, ho già capito che sarà il primo a entrare, mi preparo al peggio. Sui 70 anni, ha capelli bianchissimi e barba lunga e nerissima, diciamo un look molto estroso.

Saluta, mi chiede dell'orologio che stava osservando. Lo tiro fuori dalla vetrina, glielo mostro e spiego le caratteristiche. Costa 165 euro, mi chiede se posso fare un po' di sconto, scendo a 150 perché mi piacerebbe proprio che il primo cliente compri qualcosa.

Poi, l'anticlimax:

"Oggi pomeriggio è aperto?"

Sì, sono aperto. Solo che speravo di vendere subito... in tanti mi dicono che torneranno e spariscono.

"Me lo può mettere da parte?"

Va già meglio, però non offre acconti. Ma ok, glielo metterò da parte.

"Torno oggi pomeriggio!"

Passo la mattinata indaffarato a prendere molte pile e spiegare che il 5 Gennaio sarò già chiuso per decreto legge, riaprirò il 7 Gennaio. Però il pensiero mi va spesso, a quel mezzo matto con la lente d'ingrandimento che probabilmente non tornerà.

Nel pomeriggio, alle 15.30 tiro su la saracinesca. C'è il tizio. Entra. Paga. E' felice.

Io sono ancora più felice di noi.

E' stato un ottimo primo cliente, per quanto bizzarro... ma l'importante è il risultato, e sinceramente io pensavo di non fare nemmeno 100 euro in tutto, il primo giorno di riapertura!

Buon anno a tutti... sarà dura, veramente dura, ma almeno un presagio veramente buono c'è!

giovedì 24 dicembre 2020

24 Dicembre, chiuso

Sembra incredibile scrivere in tutta tranquillità un post oggi, 24 Dicembre, Vigilia di Natale, uno dei giorni più caldi dell'anno per le vendite.

Ma tant'è, immagino lo sappiate tutti: il 24 Dicembre i "negozi di articoli non essenziali" sono chiusi. Sono chiuso anche io.

E' un grande danno, anche se il danno maggiore l'hanno fatto con tutto l'ultimo decreto legge, del quale la maggior parte della gente non ha capito niente. Molte persone ieri erano convinte che oggi saremmo stati aperti, molte si mostravano stupite e si capiva che secondo loro un po' era anche colpa mia, se oggi avevo deciso di star chiuso. Molti altri hanno capito che già da Lunedì scorso non si poteva più fare shopping. Tantissimi altri sono partiti nel weekend precedente per andare alle case di villeggiatura, o per tornare dai parenti in altre ragioni.

Tutto questo per dire: il 24 chiuso è un bel pugno in faccia. Ma l'intera settimana di Natale è stata una merda. Le vendite, di botto, sono finite proprio nel momento in cui avrei dovuto vendere di più e iniziare a mettere via i soldi per i mesi magri di Gennaio e Febbraio, comprese le tasse in arrivo. Il negozio, lo dico per i populisti o gli invidiosi, ha sempre costi di gestione notevoli, non è che quello che incasso me lo metto in tasca e divento automaticamente ricco. Con gli incassi di questi ultimi tre giorni, per dire, copro solamente il costo di uno dei miei fornitori (il maggiore, ok) per il mese di Dicembre.

Fortunatamente, non avevo comprato niente "di scorta" per Natale, le spese dei fornitori per Gennaio e Febbraio sono ridicolmente basse. Ora, per "guadagnare", bisogna stare attenti a comprare poco, in pratica. Si punta a non perdere, più che a guadagnare - non è una grande base, per fare commercio...

Ma in questi mesi, ho capito che solo di "cambio batterie" non riesco a campare. Era un esperimento che andava fatto, ma in sostanza non si può mettere insieme fatture ai fornitori, spese di gestione del negozio, mio stipendio e tasse, a botte di 5 euro a volta. Certo, ne cambio ancora 20-30 al giorno, ma non sono abbastanza per ideare un progetto "apro un micronegozio che cambia solo pile e cinturini e ci sto dentro con le spese".

Se non ho scritto in questi mesi, è perché non ho avuto un granchè da dire, non mi abbattono più i rincoglioniti che, a frotte, affollano ancora il mio negozio (entrando uno per volta, però, in modo che la tortura sia lenta e costante). Non trovo più ridicoli quelli che non capiscono il significato della parola "pila", non trovo niente di cui scrivere in maniera ironica. Coprire i costi del negozio mentre era chiuso, o anche mentre era aperto ma mezza italia era chiusa e la gente non voleva uscire, mi è costato circa il 25% del mio patrimonio personale. L'ho fatto, non so se potrò farlo anche l'anno prossimo.

No, non sto chiudendo il blog, nè il negozio! E' che oggi sono a casa, ed è uno dei pochi giorni dell'anno in cui preferirei essere al lavoro - perché lavoro per fare soldi.

PS: in effetti un bel caso cronico ieri verso le 18.45 mi è capitato, una cosa fra la tristezza e l'incazzatura, ne parlerò dopo Natale, magari in uno dei giorni in cui mi è concesso di stare aperto, ovvero il 28, 29, 30.

giovedì 22 ottobre 2020

Le feci nel cervello

Tizio, circa 65 anni, al polso orologio automatico piuttosto vecchio. Era già venuto a fine lockdown (fine Maggio), dicendomi che voleva far controllare l'orologio, dicendo che perde un minuto al giorno. Gli dico che, per gli automatici, è un ritardo ancora tollerabile, per quanto fastidioso. Rischierebbe di spendere dei bei soldi per poi magari averlo che ritarda 35 secondi al giorno. Accetta dubbioso, se ne va.

Torna oggi, dopo 5 mesi. 
Mi dice che in questi mesi ha sempre usato l'orologio, e perde mezz'ora. Mezz'ora al mese.
Istintivamente rimango colpito, mezz'ora è tanto. Ma poi subentra il lato razionale... mezz'ora al mese è un fottutissimo minuto al giorno. Ovvero, un ritardo tollerabile.

Il punto è che il tizio non ne vuole sapere, e mi dice:
"Avevo capito la sua spiegazione sul minuto di ritardo al giorno, ma io in questi mesi ho sincronizzato l'ora con il segnale orario il primo giorno del mese, e l'orologio continua ad accumulare ritardi, arriva a mezz'ora al mese, e mi causa problemi, perché non riesco a tenere il tempo giusto e perdo l'autobus, non riesco a capire bene l'ora..."
"Ma perché non regola l'orologio non dico ogni giorno, ma almeno una volta a settimana senza arrivare a mezz'ora in un mese?"
"Perché devo controllare di quanto ritarda. Solo che poi mi confondo e mi crea disagio."
"Sì, ma come le avevo detto mesi fa, un ritardo di un minuto al giorno è tollerabile, anche i Rolex accettano molto più ritardo. Sta a lei regolare l'ora, un paio di volte a settimana."
"Vorrei comunque metterlo a posto, visto che ritarda."

Riparazione rifiutata. Sforzandomi di trovare le parole più gentili per tagliare corto la conversazione e spedirlo fuori. 
Una riparazione del genere avrebbe solo voluto dire "mettersi nei guai con un cliente rompiscatole che preferisce perdere il bus e arrivare in ritardo, piuttosto che sistemare l'orario una fottutissima volta alla settimana". 

venerdì 9 ottobre 2020

Campionessa mondiale di pile

Questa è una cosa successa il terzo giorno di riapertura dopo il lockdown, a Maggio. Scusatemi il ritardo - scusatemi l'assenza in generale. 

 Viene una signora, con una enorme busta della spesa che appoggia sul banco. 
"Durante il lockdown, in famiglia abbiamo sistemato un po' i cassetti, vorremmo cambiare le pile a questi orologi." 
Li rovescia sul bancone come in un film, coprono quasi tutta la superficie disponibile. Sono 27 orologi. VENTI-SETTE. Variano dal Cartier allo Swatch, al modello così cinese che non ha nemmeno la marca, al subacqueo da 20 bar a cui fare anche l'impermeabilizzazione pressurizzata. 
Ventisette: mai avuti così tanti orologi in un colpo solo, per cambiare la pila. Una intera nottata di lavoro per chi cambia le pile, solo per questa cliente. Le chiedo tre giorni (anche se sicuramente il tecnico in una sera li avrebbe fatti, non lascia mai indietro niente). Nessun problema. 

Torna dopo quattro giorni, alla fine solo per 19 erano problemi di pila - è un dato fisiologico, perché su tanti orologi, ce ne saranno parecchi che non vanno. Quasi mai, quando si ripuliscono i cassetti, poi tutto quel che si trova funziona. Il resto non valeva molto la pena di essere riparato, e accetta il mio consiglio di "archiviarli" senza nemmeno fare un preventivo. Lei la prende bene. Cambia anche il cinturino a tre orologi. 
Alla fine, spende circa 170 euro. 
 Insomma è una storia a lieto fine, al punto che vorrei una campionessa mondiale di pile ogni settimana. Gentile, comprensiva, con una sola ricevuta faccio il lavoro di pile di una giornata, e alla fine ha anche i soldi per cambiare qualche cinturino. 

Tanto amore, per la campionessa mondiale di pile.