mercoledì 2 marzo 2011

Risvegli

Se non fosse che ho un cuore di pietra e una pietra nel cervello, forse questa storia dovrebbe commuovermi, o farmi capire qualcosa.

Entra una signora, sui 65 anni. Ha in mano un orologio digitale.

(-In grassetto c'è la sua frase, pronunciata tutta intera e tutto di seguito. Fra parentesi i miei pensieri 'in tempo reale', mentre il discorso si dipanava. Potete prima leggere la frase intera per capire dove va a parare il discorso, e poi i miei pensieri!-)

"Buongiorno, mi scusi avrei bisogno di un favore..."
(ommadonna, chi esordisce così di solito vuole la Luna)

"...mio marito è andato in coma qualche tempo fa..."
(eh?!?!? poverino!)

"...adesso si è svegliato, ma non si ricorda più niente..."
(ottimo per il marito, ma io cosa c'entro?)

"...non si ricorda nemmeno come si mette a posto l'ora di questo orologio..."
(ah, ok. spesso non se lo ricorda nemmeno la gente che l'ha appena comprato)

"...però si ricorda che veniva sempre da lei per cambiare le pile, mi ha detto di provare a venire qui a chiederle se mi può spiegare come si mette a posto!"
(ok, è una domanda semplicissima, pensavo peggio).

Insomma, passo 3-4 minuti a cercare di spiegare a questa tizia quali sono i tre tasti da schiacciare per cambiare l'ora all'orologio digitale. Quando esce, ho l'impressione che a metà strada avrà dimenticato tutto.
Gli orologi digitali, o li 'vivi' o 'non li vivi'. Se non ne capisci niente, è impossibile imparare a memoria la semplice sequenza "tasto in alto a sinistra schiacciato per 5 secondi, quando lampeggiano le cifre schiacciare il tasto in basso a sinistra per selezionare cosa cambiare, e poi il tasto in basso a destra per cambiare".
Comunque, la tizia mi ha ringraziato alla quarta volta che le mostravo la sequenza e, poveretta, ha ribadito che il marito ha ormai pochissima memoria di come funzionavano le cose prima dell'incidente.

Dicevo: se non fosse che ho un cuore di pietra e una pietra nel cervello, forse questa storia dovrebbe commuovermi, o farmi capire qualcosa.
E invece la mia riflessione è: passerò alla storia come "quello che cambiava le pile?". Bell'apporto, all'umanità. Bel modo di ricordarsi di me. Quello che cambiava le pile. Fortuna che ci sono io - come recita lo slogan qui accanto, odio gli stupidi, aiuto i deboli, e dagli invasori forse vi difenderò.

(che, tra l'altro, io li PRENDO e li RESTITUISCO gli orologi per le pile, chi le cambia rimane pure nell'ombra, se mai il mio tecnico leggerà questo blog, sarà più amareggiato di me!!!)

Ma in realtà portiamoci avanti con la tristezza: mi spiace se uno dei neuroni rimasti sani di quell'uomo, è sprecato per ricordarsi di me che cambio le pile, anzichè ricordarsi di qualcosa di più interessante. Sarà stato uno di quelli che era sempre fuori dal negozio ad aspettarmi venti minuti prima dell'apertura, pur di essere il primo a farsi cambiare la pila.
E l'orologio digitale non era di una delle marche che vendo io. Chi ha orecchie per intendere...

9 commenti:

  1. utente anonimo2 marzo 2011 15:36

    Mmm...forse dirò una banalità...
    Ma se tu smettessi di cambiare le pile???

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  2. Non cambierebbe niente, a livello di traffico: verrebbero tutti lo stesso a chiedermi se le cambio. Allora tanto vale farlo.
    E non servirebbe mettere un cartello grande quanto la vetrina: la ggente non legge i cartelli.
    Ergo, andiamo avanti così, va...

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  3. utente anonimo2 marzo 2011 17:54

    io trovo inquitante che il cervello di sto tizio abbia trattenuto un'informazione come "il mio orologiaio d fiducia" dimenticando invece cose più personali come alcuni parti della sua vita.

    inquitante, si, inquietante

    sarah

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  4. utente anonimo3 marzo 2011 11:38

    PER N°5....
    Forse l'unica nota positiva era il cambio pila una volta l'anno dall'orologiaio....ahahahahah Vabbè ho esagerato....ma anche no!

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  5. utente anonimo4 marzo 2011 14:23

    consolati. magari nle blog di qualcuno sei indicato come "l'uomo che sussurrava alle pile.."

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  6. La mente umana è proprio strana.
    Magari poi il tizio in questione era uno di quelli che ti ricordi per estrema rottura di zebedei, a quel punto meglio che sia arrivata la moglie!

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  7. utente anonimo19 marzo 2011 20:07

    Ciao P.,
    se non ti piace il lavoro che fai, vendi tutto e cambia vita.
    Dai retta a me. Ne guadagnerai in salute e qualità della tua esistenza.

    Buon fine settimana

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  8. beh più facile a dirsi che a farsi, non trovi? è un po' un consiglio sui generis, semplicemente, roba da fricchettoni "non lasciare che il lavoro ti distrugga". beh siccome di anni di esperienza ne ho parechci, posso dire che tanto il lavoro perfetto non esiste. quindi, tanto vale tenersene uno a caso...

    soprattutto, poi, se in realtà la scelta di mollare tutto non c'è nemmeno. le banche, i cazzi, i mazzi. mollare non è una opzione.

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  9. utente anonimo25 marzo 2011 01:20

    Le opzioni, P., se vuoi ci sono.
    Basta coglierle quando si presentano.
    Il mio non era un commento da fricchettoni. Se si desidera ardentemente cambiare, lo si fa e basta. Senza se e senza ma.

    Ciao

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