venerdì 1 febbraio 2019

Recessione Tecnica

Si parla proprio in questi giorni di recessione tecnica per l'Italia: il PIL segna valore negativo per due trimestri consecutivi, ovvero sei mesi.
E' ora di parlarvi, visto che qualcuno lo aveva chiesto, del 2018 del mio negozio.

Non ho molto da dire, posso buttare solo un dato numerico: a Dicembre 2018, paragonando con il Dicembre 2017 (io faccio i paragoni mese su mese sull'anno precedente), ho fatto -33%. Non sto a parlare di quanti euro siano, ma sono un botto di soldi, che mi avrebbero fatto comodo in questi primi mesi di 2019.
A Gennaio 2019, rispetto al Gennaio 2018, ho fatto il -10%. Sono molti meno euro rispetto al disastro di Dicembre, ma comunque son soldi che non sono entrati. Sono sicuramente in "recessione tecnica" pure io.

Da sempre, o almeno dal 2010, il mio obiettivo è "non fare meno dello stesso mese dell'anno scorso". Fin verso il 2016 la cosa ha abbastanza retto - qualche facevo di più, spesso andavo più o meno alla pari rispetto al mese di riferimento, ma dal 2017 ho iniziato a perdere mese su mese. A Dicembre 2017 ho recuperato in extremis, pareggiando (o forse facendo qualche centinaio di euro in più) rispetto al Dicembre 2016, ma il Dicembre 2018 è stata una mazzata niente male.

Me la cavo per due motivi: non devo pagare l'affitto, e come scritto a inizio 2016, ho finito di pagare TUTTE le rateizzazioni con l'Agenzia delle Entrate, quindi non avevo più scadenza mensili o trimestrali di migliaia di euro.
La fregatura è che, finite di pagare le rateizzazioni, all'improvviso sono iniziati a entrare meno soldi. Non so se era la buon'anima di mio padre a farmi arrivare i soldi giusti per non affogare nei debiti che lui aveva creato, ma anzichè avere più soldi in tasca finite le rateizzazioni, semplicemente ho iniziato ad avere gli stessi soldi di prima, giusti giusti per pagare le spese del negozio.
Se avessi un dipendente, o se dovessi pagare l'affitto, avrei chiuso tempo fa.

E' per questo che mi girano più del solito le palle, quando perdo una vendita per motivi cretini legati alla stupidità dei clienti, o quando semplicemente mi fanno perdere tempo, o quando qualche idee per svecchiare il negozio non funziona. Io tiro avanti, per ora le perdite sono notevoli, ma sono perdite di incasso, non perdite di soldi.
Mi ero promesso che se per un anno avessi perso soldi (ovvero: non prendo lo stipendio, o devo pure pagare di tasca mia per coprire dei debiti - come succedeva nei primi due anni di gestione del negozio ereditato), avrei pensato alla chiusura. Per ora non ci penso (anche perchè non è che avrei chissà quale carriera alternativa, davanti a me), ma devo stare attento ad ogni mossa che faccio.

Personalmente, continuo a sconsigliare a chiunque di aprire una attività di vendita al dettaglio, a meno che non abbia un'idea incredibile, o scopra una nicchia richiestissima nella sua città. Ho visto una marea di negozi, nelle vie vicine alla mia, aprire con i mitici "soldi del TFR", e prosciugare tutti i fondi in un paio d'anni. Stateci attenti, ragazzi.


17 commenti:

  1. Ti auguro di tornare presto a vendere bene... e ti ringrazio, per aver messo in guardia chiunque possa illudersi di fare soldi facili con un negozio.

    RispondiElimina
  2. Grazie per questo post che mi fa sentire meno solo in questo mondo di merda commercialmente parlando (e non solo)!
    Personalmente a dicembre io ho fatto -25% e anno -12%.
    A qualcuno potrebbero sembrare numeri piccoli ma considerando le nostre marginalità (parlo di chi fa questo mestiere con serietà e non catene che sfruttano la creduloneria della gente) ma nel bilancio di una orologeria/gioielleria è una bella batosta.
    Considerando anche che io pago pure l'affitto ahimè!
    Queste notizie che si sentono in questi giorni mi fanno rivivere i primi anni della crisi vera che mi hanno quasi messo in ginocchio, poi gradualmente ripreso grazie a scelte azzeccate, cinghie tirate e ad una situazioe economica che SEMBRAVA in ripresa, ma alla gente basta poco per chiudere i portafogli.
    Basti pensare al periodo delle elezioni, ad aprile e maggio 2018: -65% e -25%.
    Ma che ci vuoi fare, questo è il mondo, questa è l'Italia e gli italiani, come se davvero le elezioni potessero cambiare qualcosa.
    E quindi che ci vuoi fare, è un lavoro e per ora resisto e me lo tengo.
    Per ora le spese sono in un equilibrio talmente precario con gli incassi che non c'è spazio per alcun errore.
    Grazie comunque per la tua testimonianza e aspetto dati magari anche da altri colleghi frustrati; così, per sentirci meno soli!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caspita -65% sarebbe stato un duro colpo per la mia psiche. Diciamo che, Dicembre a parte, non mi è mai mai capitato di andare oltre -15%, in un mese, ma spesso sono stato, mese su mese, verso il -8% o simili.
      Teniamo duro...

      Elimina
  3. Faccio una domanda: gli acquisti su internet (amazon/ebay) quanto hanno influito su questa recessione? La gente spende meno nei negozi perché compra meno, o perché compra su internet?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema grosso sono le aziende che pur di vendere danno i prodotti a questi soggetti che vendono su queste piattaforme, vedasi ad esempio Casio che ha creato negli anni una giungla di prezzi al ribasso non facendo alcuna politica di controllo di prezzo al dettaglio.
      Quando le aziende produttrici si accorgeranno che queste politiche di non controllo sono assolutamente controproducenti per tutti sarà, ahimè, troppo tardi.
      Un'altra grossa fetta a parer mio la fanno i centri commerciali che per forza di cose spostano un sacco di gente in questi non-luoghi.
      Una regolamentazione VERA per quanto riguarda orari, fiscalità (ben poco di quello che incassano rimane sul territorio) e soprattutto sulle nuove concessioni alla costruzione di media-grande distribuzione è a mio avviso fondamentale per evitare di far morire i piccoli centri storici.
      Il nostro settore per fortuna resiste ancora abbastanza bene perché tratta articoli dove la fiducia è fondamentale e il ricarico è (purtroppo) molto basso.
      Nonostante questo la gente si fa infinocchiare sempre più facilmente e si compra ancora oro a 180 €/grammo convinta di fare un affarone senza accorgersi che sta comprando merce ultraleggera che si rompe dopo due minuti, oppure ottone rodiato (male) caricato 5 volte per giustificare i periodi dei saldi (che il nostro settore non ha ovviamente mai fatto).
      Quindi si, ha influito anche internet ma il grosso lo sta facendo chi da i prodotti a chi vende su queste piattaforme, fino a qualche anno fa esisteva una certa "correttezza commerciale", oggi i MANAGERS delle aziende stanno distruggendo tutto a mio parere in nome di tutto e subito, senza pensare al futuro.
      Fine del pippotto

      Elimina
    2. L'anonimo collega ha già dato una risposta eccellente, ho poco da dire.
      Certe marche ora stanno cercando di tornare indietro e garantire più attenzione ai punti vendita e meno all'online (Casio e Citizen hanno ora dei contratti da firmare, e se trovi online dei negozianti che vendono prodotti nuovi scontatissimi, ci stanno rimettendo di tasca loro, scelta loro se guadagnare un 25% in meno rispetto alla vendita in negozio, e da qualche tempo se vengono scoperti dalle ditte, viene revocata la licenza).

      Di sicuro in molti comprano online, ma più per comodità che per sconti enormi, per quel che riguarda le marche che tengo io. Però, ad esempio, fisicamente non posso tenere TUTTI i modelli di orologi Casio, se sono in un momento vicino a fare un ordine, entro pochi giorni posso procurare qualsiasi modello in catalogo, ma non posso fare un ordine alla Casio per un solo orologio, e quindi capisco che il cliente ordini direttamente da un sito nel quale lo paga uguale, ma ce l'ha in 3 giorni. Andrebbe rivisto anche il sistema di ordini e distribuzione...

      Detto tutto questo, noto che gli orologi in legno vendano tantissimo online, perchè viene una marea di gente a chiedermi di accorciarli, e io non lo faccio perchè spesso il legno si rovina martellandolo, e preferisco evitare rogne e non incassare 3 ricchi euro.

      Ultimo appunto, la Suunto nei suoi ultimi anni di vita in Italia (ora ha deciso di fare tutto online dal suo sito, togliendo i punti vendita fisici... le vendite saranno crollate del 95% immagino), aveva una politica online ridicola, dopo un anno scontava i suoi orologialmeno del 40%, con punte del 70%, e se a me rimaneva qualcosa di invenduto, avevo la concorrenza fatta direttamente dal sito ufficiale della Suunto. Li ho mollati per questo, era assurdo trovare in vendita degli orologi a meno di quanto li avessi pagati io. Questa è una politica di vendite iper-miope, e negli ultimi mesi in cui tenevo Suunto, era evidente che molti venivano da me per provare il modello, per poi andarlo a ordinare online.

      Elimina
    3. Purtroppo questi contratti mi pare non stiano avendo i risultati voluti, Casio è una giungla e resterà tale e per quanto riguarda Citizen chi vendeva con sconto continua a farlo e le collezioni nuove sono on line (che poi se leggiamo bene il contratto non c'è scritto di NON fare sconti, è solo una supercazzola all'italiana).
      Le case madri non rinunceranno ai punti vendita revocando la "licenza", è stato solo uno specchietto per le allodole e tenere calmi i commercianti.
      Che poi non capisco tutto questo sbattimento a fare sconti su sconti per, alla fine dei conti, vendere quasi a costo.
      Già abbiamo una marginalità che fa ridere rispetto agli altri accessori e in più ci mettiamo a fare la guerra tra noi, pazzesco..
      E se invece qualcuno chiedesse "e perché non vendi su amazon anche tu?" andate a vedervi le commissioni sulle vendite e avrete la risposta!

      Elimina
    4. Hai ragione, questi contratti sanno un po' di paraculata.
      Voglio risponderti in merito alla frase "non capisco tutto questo sbattimento a fare sconti su sconti per, alla fine dei conti, vendere quasi a costo."
      Ricordo che un rappresentante con cui avevo confidenza, mi raccontò che un collega si era molto lanciato su Amazon, vendendo Casio scontati del 15%, e ne vendeva tanti. Siccome io sono veloce con i calcoli, ho notato che probabilmente ci guadagnava, fra sconto e trattenute di Amazon, tipo 8-10 euro a vendita, ma il rappresentante ha detto che ne vendeva anche un centinaio al mese, e quindi sulla quantità ci guadagnava. In pratica vendeva 100 orologi al mese per guadagnare 1000 euro, mettendo in giro però tipo 8000 euro in anticipo. Un enorme giro di soldi, che al primo intoppo fa crollare tutto. Io non lo farei - o perlomeno, se lo facessi, dovrei fare SOLO quello, dedicarmi solo alle 100 vendite online al mese, andare in posta, seguire le lamentele online... boh.
      Al contempo, ho scoperto che anche un punto vendita di una marca famosa, che è anche centro assistenza provinciale, vendeva gli orologi su Amazon, senza sconto. Ne vendeva, ma si è tolto dalla piattaforma perchè alla fin fine si era reso conto che non gli rimaneva attaccato niente di guadagno. Questo è anche per quel che diceva qualcun altro: su Amazon chi compra lo trovi sempre, anche senza sconto. Amazon vincerà sempre. Sei tu che se da punto vendita inizi a puntare su Amazon, crederai in una vittoria di Pirro. L'ideale sarebbe avere uno shop online del proprio negozio, quindi senza commissioni - ma lo shop online non si chiama "Amazon", quindi hai voglia a farlo partire, conoscere e funzionare...

      Elimina
    5. Si ok guadagni sulla quantità, ma come dici tu quantità significa uno sbattone infernale per prendere qualche centinaio di euro in più (visto che i 1000 son lordi).
      Quello che stiamo perdendo è il valore vero della merce che vendiamo, il valore del nostro tempo e il valore del marchio si sputtana in tempo zero (vedi Nautica o Suunto).
      Questo è quello che sfugge ai managerss delle aziende.
      E noi intanto compriamo collezioni complete e fino a quando non vendiamo il 70-75% della collezione non ci guadagniamo una beneamata, vogliamo rendercene conto si o no?
      E questi si divertono a farsi belli facendo gli sconti.
      Mah.

      Elimina
  4. Che brutto leggere queste cose. 33% in meno é davvero tanto, vuol dire giocarsi la nostra tredicesima. Sono comunque i malumori che sento anche dai negozianti miei vicini, io per fortuna sono riuscito a pareggiare il natale con lo scorso anno quindi mi reputo fortunato, sul totale annuo però sono leggermente sotto.

    Il periodo elezioni non parliamone, due mesi completi di stop. Zero proprio, giornate a giocare a briscola. E questo ha influito moltissimo sul bilancio annuale.

    Per allacciarmi alle risposte qui sopra, sì la concorrenza di internet influisce, parecchio anche. Influisce perché é sleale. Non é possibile che io possa trovare sulla ben nota piattaforma di acquisto (che solo a sentirla nominare mi vengono i capelli dritti) un prodotto allo stesso prezzo al quale lo acquisto io dal mio grossista. Dove oltretutto devo aggiungere le spese di trasporto, i 2€ di incasso della Ri.Ba ed ovviamente l’IVA. Anche se volessi praticare uno sconto colossale, da saldo, sarei fuori prezzo. Dovrei vendere sotto costo. Ecco, che non esistano regolamentazioni del genere, che sia possibile che le aziende vendano direttamente al pubblico saltando grossisti e negozianti la trovo una cosa altamente ingiusta e che dovrebbe essere regolamentata anche perché altrimenti si finirá in un mondo dove ci saranno solamente la piattaforma di e commerce e basta. Addio grossiti, addio negozianti, addio rappresentanti. Giusto i corrieri, sfruttati e pagati una miseria resteranno.

    Però la gente risparmia, ha tutto direttamente ha casa e quindi bene così. Peccato che così facendo non si faccia girare l’economia, ma si perdano solo posti di lavoro!

    Io per cercare di parare il colpo mi sono ritagliaro da anni una mia nicchia di mercato di prodotti che non si trovano su internet, o che se anche si trovano hanno più o meno gli stessi prezzi miei. Ma solo nell’ultimo anno ho visto tirare giù la saracinesca ad un colega mentre un altro ha completamente cambiato genere merceologico.

    Non so, é diventato molto difficile il nostro lavoro, bisogna essere tanto presenti on line, facebook, instagram ecc, sempre al passo con le novitá, ma senza caricarsi troppo. Tutto questo porta a dedicare molto più tempo delle normali 8/9 ore lavorative giornaliere.

    Però é il nostro lavro, quello che ci piace, nonostante i mentecatti che varcano la soglia del nostro negozio, quindi bisogna tenere duro e cercare di essere positivi perchè è l’unico modo per tirare avanti..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi avete messo la pulce nell'orecchio con il periodo delle elezioni, e devo dire che il negozio era andato sostanzialmente uguale rispetto allo stesso mese dell'anno prima, non ho notato questa tensione negli acquisti. Che cosa strana!

      Concordo con la necessità di far pagare le tasse a tutti per chi vende online, e la miopia di tutti che dicono "tanto lo trovo online, fanculo i negozi, son roba del passato", senza considerare che nel giro di 10 anni così si perderebbero decine di migliaia di posti di lavoro e le città diventerebbero deserte. Stiamo andando veramente un futuro distopico?

      Elimina
    2. Purtroppo ho già visto questo scenario, una decina di anni fa: i negozianti di videonoleggio si lamentavano per la concorrenza di internet (ufficiale, con Netflix, e pirata, con Megavideo). Dopo il fallimento di Blockbuster, gli altri negozianti si sono divisi le briciole, e alla fine l'intero settore è stato spazzato via. Quindi... sì, si sta andando verso la perdita di posti di lavoro, il trend è già iniziato, e si sta autoalimentando (chi non ha un buon stipendio deve risparmiare, e comprare online fa risparmiare). Forse è anche per questo che sempre più clienti dei negozi sono gente anziana, che non è abituata a comprare su internet.

      Da questo punto di vista, penso che il settore degli orologi sia ancora un settore "fortunato", rispetto ad altri, perché quando si compra un orologio da polso al cliente spesso non basta vederlo, o sapere le specifiche, ma vuole provarlo, indossarlo fisicamente, e per questo serve venire in negozio.

      Elimina
  5. Non c'è nulla di male se il mercato si trasforma seguendo nuovi trend. Il problema è la bassa cultura, sia specifica che generale.
    Voglio dire, perché compri le cose su una piattaforma quando sai bene che maltratta i dipendenti, e che non paga le tasse? Questi due fattori sono COSTI che dovranno essere pagati da qualcuno, e come diceva una canzone, "gli altri siamo noi"

    Per il Cartolaio Matto, un tuo collega è diventato punto MBE e ritiro pacchi di Amazon. A dicembre spengono la fotocopiatrice, perché, pur essendo in tre dietro al banco, non riescono a fare altro che servizi di ritiro e consegna.

    Io non rinuncerei MAI a fare acquisti su internet, ma attenzione a DOVE acquisto le mie cose. Abito nel Nord Italia, Perché mai dovrei rinunciare ai servizi di quella fantastica armeria di Napoli? O di quella bellissima libreria di Firenze?

    Il punto è che gli strumenti CI SONO, guardate AbeBooks, Trovaprezzi, sono tutti strumenti in grado di connetterti con negozianti e persone fantastiche, basta solo essere un po' meno pigri.

    La risposta che purtroppo ottengo troppo spesso è, "ma io c'ho amazon prime, che mi frega, entro domattina ho quello che ordinato". Va bene, caro, MA A CHE PREZZO? Davvero si vuol fare macelleria sociale per due cialde del caffè?

    Vorrei tanto parlare con qualche ex dipendente della catena Toys'R'us, per sentire se si sentono ancora tanto orgogliosi di aver acquistato un DVD od un tostapane su Amazon "che risparmio 5 dollari e domattina ce l'ho già".

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che il mercato si trasformi potrebbe essere un’ottima cosa: avere a disposizione grazie ad internet il mercato nazionale al posto di quello locale sarebbe fantastico, e lo é, perché appunto oramai é così. Quello che critico io é il fatto di non giocare con glistessi mezzi. È come se io, orologiaio, l’armeria di Napoli e la libreria di Firenze corressimo la tappa dolomitica del Giro d’Italia con una Graziella pieghevole, mentre Amazon avesse a disposizione una bici da corsa in carbonio con la pedalata assistita...in cima non é detto che ci arriviamo tutti e sicuramente non facendo la stessa fatica.
      Invece il colosso attua una concorrenza sleale e questo non lo trovo giusto.
      Così come le varie aziende che vendono direttamente sempre attraverso la piattaforma o dai loro siti: 1) fanno prezzi non di listino, ma molto piú bassi, 2) sedi all’estero, tassazione estera, ma vendite in Italia. Quindi doppio “guadagno”
      Sicuramente i dipendenti di Toys’R’Us avranno imparato la lezione, così come quelli di Blockbuster, ma quando oramai il punto di non ritorno era stato superato.
      La gente oramai vuole la comodità, c’è una pigrizia allucinante, per non fare quattro passi ordinano su amazon, ordinano su Just Eat. Ma le spedizioni devono essere immediate (lo noto anche io essendo appunto un punto di ritiro/spedizione pacchi...se li aspettano in 12 ore oramai, con consegne anche la domenica, i giorni festivi...) altrimenti é un disservizio e allora gli faccio una bella recensione negativa (altro capitolo che meriterebbe un discorso a parte).
      Da me in zona ad inizio anno c’è stata una vera e propria decimazione di negozi, ne hanno chiusi 4 più una concessionaria di auto di lusso.
      La sopravvivenza orami penso sia dovuta a due fattori e cioè la bravura e la competenza del personale e il ritagliarsi una nicchia di mercato con prodotti non diffusi sul mercato.

      Elimina
  6. Sono sempre l'anonimo di cui sopra. se vai su youtube, canale di louis rossmann, recentemente ha pubblicato un video di un ora relativo all'ultimo punto, e giunge alle tue stesse conclusioni.
    Personalmente però, e vai di polemica, trovo che il successo di certe piattaforme vada a braccetto con la maleducazione e l'ignoranza dilagante. Ma dico, come fai a comprare prodotti tramite un'azienda che non paga le tasse, se poi sai che le tasse le dovrai pagare tu a posto suo?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, il discorso diventa difficile. Sicuramente la percentuale più elevata di persone che compra sopra quella piattaforma non pensa certo ai risvolti macroeconomici che va a creare; poi vi è una percentuale molto bassa che ne è consapevole, ma per bisogno o necessità di qualcosa che nessun altro ti procura ci compra e un'altra parte che invece è consapevole di tutto ciò, ma se ne frega allegramente.
      E, comunque, se vogliamo allargare la polemica, pure il libero professionista (idraulico-elettricista-meccanico-ecc) che ti fa il lavoro senza fattura, ma che vive ed usufruisce degli stessi miei servizi (strade-sanità-sicurezza) va ad affiancarsi, ovviamente con quantità infinitesimali e stili differenti al colosso on-line alla fine!

      Elimina
    2. Ecco meglio non allargare il discorso anche sull'evasione altrimenti caghiamo fuori dal vaso e usciamo dal focus essenziale, cioè di chi l'evasione la fa alla luce del sole (la piattaforma di sicuro non ha sede in italia e lascia solo briciole sul territorio), perché ok che il professionista ti fa il lavoro a nero (e ti conviene anche a te perché ci risparmi pure tu l'iva che non versa lui non facciamo gli ipocriti) ma i soldi li rimette quasi subito sul territorio, raramente hanno il conto cifrato in Svizzera.
      Quindi si, è sbagliato, ma non fa danno come le famose piattaforme o colossi vari che fanno valangate di soldi pagando praticamente zero tasse in Italia e distruggendo tessuto economico e sociale di un paese.
      No non sono un libero professionista.

      Elimina